VAR (Valore a rischio): cos’è? – Sommario

Il VAR (Value at risk) è la perdita potenziale massima che ci si può attendere con una determinata probabilità, in un determinato intervallo di tempo.

Il valore a rischio nasce esclusivamente come strumento necessario per misurare il rischio di mercato, soprattutto per le banche. Successivamente, si è esteso come misuratore di credito, liquidità e anche legale.

Il Value at Risk è composto da diverse voci: probabilità di perdita, intervallo di confidenza e time frame.

Definizione e utilità dell’indice di Valore a Rischio

Chi ha visto Diavoli, serie tv dedicata al mondo della finanza di cui abbiamo parlato in questo articolo, alla parola VAR già avrà capito. Infatti, in questo articolo spiegheremo cos’è l’indice VAR (value at risk) in finanza, ossia l’indice di valore a rischio.

Il rischio di perdere molto denaro è uno dei motivi principali che dissuadono le persone dall’investire. Tuttavia, poche lo misurano nel dettaglio, in modo da decidere se un tipo di investimento fa per loro o meno. Ognuno ha una diversa avversione o propensione al rischio, e può adattare l’operatività anche a questo fattore.

Dunque, il VAR è un indice molto importante e ampiamente utilizzato nei mercati finanziari. Esso serve per misurare la rischiosità di un titolo o un portafoglio.

Anche la volatilità dei mercati è uno strumento molto importante per calcolare il rischio di un investimento. Tuttavia, essa da sola non basta, infatti spesso si ricorre al calcolo del valore del Value at Risk.

Di seguito spiegheremo cos’è il VAR nel dettaglio, soffermandoci sulle caratteristiche e le diverse tipologie di calcolo del rischio.

Cos’è il VAR (Value at risk) e obiettivi

Il VAR (value at risk, in italiano valore a rischio) è la perdita potenziale massima che ci si può attendere con una determinata probabilità, in un determinato intervallo di tempo.

In poche parole, l VAR indica la probabilità con cui si potrebbe verificare la massima perdita del proprio capitale. Il periodo considerato può essere entro un giorno, oppure anche 10 giorni.

Facendo un esempio. Per il mio portafoglio, ho un VAR del 10%, con probabilità del 99%, entro un giorno.

Ciò vuol dire che entro un giorno la mia perdita potenziale massima è del 10% del mio capitale. Inoltre, la percentuale di protezione dal rischio di perdita è del 99%.

Dobbiamo ricordare che questo indicatore si basa su una stima di probabilità. Ciò vuol dire che non può garantire mai al 100 percento che il tuo conto non perda oltre i limiti prestabiliti.

È risaputo che in finanza gli eventi futuri non sono mai precisi ed esattamente previsti.

Comunque, esso rimane un indicatore abbastanza affidabile, con un intervallo di precisione molto alto.

A cosa serve il Value at Risk

Il VAR è nato esclusivamente come strumento necessario per misurare il rischio di mercato, soprattutto per le banche. Successivamente, si è esteso come misuratore di credito, liquidità e anche legale.

Come si può intuire, il value at risk è un indicatore con l’obiettivo di calcolare il rischio di incorrere in gravi perdite in futuro. Solitamente queste perdite hanno una bassa probabilità di verificarsi. Tuttavia, possono risultare di grosso impatto per il proprio portafoglio. 

Inoltre, il VAR è utile anche per determinare i requisiti minimi che un capitale deve avere per coprirsi dai rischi di mercato

Come sappiamo, un portafoglio può essere composto da azioni, obbligazioni, cambi valutari, e altri derivati finanziari. Gli imprevisti sono dietro l’angolo, ed è necessario essere in grado di compensare le grosse perdite che potrebbero verificarsi.

Caratteristiche principali del VAR

Il Value at Risk è composto da diverse voci:

  • Probabilità di perdita: indica la percentuale di perdita massima del nostro portafoglio in caso di oscillazioni improvvise di mercato.
  • Intervallo di confidenza: indica la probabilità statistica che il VAR copra la volatilità massima. L’intervallo può essere del 95 o del 99 percento.
  • Time frame: indica l’intervallo di tempo di competenza dell’indicatore. Esso solitamente si decide in base al tempo minimo necessario per smobilizzare i propri investimenti in caso di perdita. Nei mercati molto liquidi può essere di 1 giorno, perché è facile che gli ordini di uscita vengano presi. Viceversa, nei mercati con pochi scambi giornalieri esso deve essere di almeno 10 giorni.

Tipi di VAR 

In finanza, ci sono molti approcci di calcolo del rischio finanziario di un portafoglio.

I più utilizzati sono i seguenti:

  • Varianza-Covarianza: questa metodologia è la più semplice e immediata, perché ha un alto livello di approssimazione. In poche parole, si utilizza la media dei rendimenti dei titoli, rapportata alla frequenza con cui questi si sono verificati.
  • Simulazione storica: questo calcolo si effettua considerando i fattori di rischio simili a quelli già verificati in passato. Anche questo è abbastanza approssimato, ma non tiene conto delle probabilità future.
  • Simulazione Monte Carlo: questo metodo fa affidamento ad una simulazione basata su valori di probabilità relativa ad eventi futuri. Naturalmente, si parte sempre dai valori storici passati.

Conclusioni 

Abbiamo evidenziato la definizione del Value at Risk e la sua utilità, accennando anche alle diverse opzioni di calcolo utilizzate. Come hai potuto notare, è uno strumento davvero molto utile, ampiamente utilizzato in finanza.

Tuttavia, non esiste un valore di rischio preciso al 100 percento, e neanche un valore ideale e universale. 

Infatti, ogni investitore ha una propria tolleranza al rischio. In ogni operazione messa a mercato, egli deve tenere conto della stessa, che varia da persona a persona.

Ci sono personalità che navigano a proprio agio all’interno di operazioni rischiose. Altre, invece, preferiscono avere un portafoglio più misurato, ed evitare titoli altamente volatili che muovono grosse quantità di denaro giornaliero.

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Autore: Enrico Ciardo

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