Trading e Soia: guida alla materia prima per i trader – Sommario

  • La soia è una delle materie prime più liquide e scambiate.
  • I maggiori Paesi produttori sono Brasile e Stati Uniti.
  • Il maggior Paese importatore è la Cina.
  • La farina di soia è il prodotto derivato con peso maggiore.
  • L’olio di soia potrebbe essere penalizzato sul lungo periodo.
  • Fino al 2008 la soia e i suoi derivati erano molto correlati.
  • Il comparto della soia può essere trattato con diverse tipologie di spread.

Guida al comparto soia per chi fa trading

Fare trading sulla soia permette di trarre vantaggio dalle variazioni del prezzo di questa commodity. Come fare però? In questo articolo ti spiego cosa sapere su questa materia prima per tradarla al meglio.

La soia a livello globale

La soia, ormai presente nel diario alimentare di chiunque in tutto il mondo, è caratterizzata da una domanda sempre sostenuta. È una delle commodity più scambiate in quanto viene utilizzata a scopo alimentare, ma anche in campo agrario ed energetico.

Non si può parlare della soia senza citare i suoi prodotti derivati: la farina di soia e l’olio di soia. Questi tre prodotti sono collegati non solo a livello fisico, ma anche sul piano commerciale.

Prezzo della soia e andamenti delle quotazioni

L’andamento del prezzo delle quotazioni della soia è sempre meno correlato a fattori di mercato e alla stagionalità, che caratterizza tutto ciò che ha un ciclo di semina e raccolto.

Ultimamente le dinamiche dei prezzi di questa commodity sono influenzate dalla guerra commerciale tra gli USA e la Cina che sono rispettivamente il secondo maggior produttore e il maggior consumatore a livello mondiale.

Paesi produttori di soia

I maggiori Paesi produttori ed esportatori di soia sono in ordine decrescente Brasile e Stati Uniti. Questi due paesi rappresentano il 66% della produzione e ben l’85% delle esportazioni mondiali (dati USDA). 

Se si guarda ai primi mesi del 2020 già si notano gli effetti dell’andamento della valuta brasiliana e dello scontro commerciale. Infatti mentre il volume delle esportazioni statunitensi rimane sui livelli del 2015, le esportazioni brasiliane continuano ad aumentare.

La produzione a livello globale è vista in espansione così come i volumi di import ed export. Sono viste in riduzione le scorte finali.

Paesi importatori di soia

Qui la parte del leone la fa sicuramente la Cina che da sola rappresenta il 61% dei volumi importati a livello globale (dati USDA). È sempre importante capire quali sono i prezzi all’importazione di questo Paese per capire quali mercati saranno favoriti. Al momento, per esempio, la soia brasiliana è più conveniente rispetto quella statunitense. Seguono l’Unione Europea che pesa per il 28% e il Messico.

Attualmente il paese che registra un maggior rallentamento nelle quantità importate è sicuramente la Cina, essenzialmente per due motivi.

Il lockdown di inizio anno ha avuto un impatto negativo su tutto il comparto della trasformazione della soia. Inoltre anche la peste suina ha un’ influenza negativa sulle quantità domandate in quanto la soia viene utilizzata a scopo alimentare negli allevamenti.

Usi della soia

Farina

La soia viene però anche spremuta, con un’operazione che può essere meccanica o chimico-meccanica. Mediamente da ogni tonnellata di soia si ottengono 800 kg di farina, 180 kg di olio e 20 kg di scarto.

Risulta quindi evidente che i sottoprodotti sono in qualche misura correlati con la soia e che la farina è il derivato con il peso maggiore.

Nel caso della farina i principali paesi esportatori netti sono, in ordine decrescente, l’Argentina, il Brasile e gli Stati Uniti. Il maggior paese produttore è però la Cina. Mentre gli stati importatori sono l’Unione Europea, il Vietnam e l’Indonesia (dati USDA).

Olio

Anche in questo caso Stati Uniti e Argentina sono esportatori con la Cina trainante sulla domanda. Qui la domanda è vista in crescita nei prossimi anni ma ci sono diversi fattori che potrebbero ugualmente svantaggiare il prezzo dell’olio di soia.

Innanzitutto, con il lockdown, l’olio di palma ha subito un forte crollo trascinando con sé tutto il comparto degli oli.

La Cina dovrebbe avviare un programma nazionale per la produzione di diversi tipi di oli che potrebbero penalizzarne il consumo.

Inoltre il calo dei prezzi del petrolio ha ridotto la domanda di biodiesel e di conseguenza ha portato diversi paesi, Argentina in primis, ad aumentare l’offerta di olio di soia sui mercati internazionali.

Correlazione tra soia e suoi derivati

Se consideriamo la storia più recente, la correlazione tra la soia e i suoi derivati è sempre stata forte fino al 2008 periodo durante il quale le tre materie prime si muovevano quasi all’ unisono. Dal 2013 è iniziato un movimento ribassista di lungo periodo su tutto il comparto. Mentre la farina di soia e la soia rimangono abbastanza correlate, l’olio di soia ha iniziato ad avere un comportamento diverso e molto più debole. Questo è dovuto alla forte espansione della coltivazione dell’olio di palma che si è affermato come bene sostituto. 

Inoltre bisogna sempre considerare che nel processo di macinazione della soia non è possibile ottenere uno solo dei prodotti derivati. È quindi evidente che quando l’industria riporta dei margini poco soddisfacenti sull’olio o sulla farina cerca di recuperare valore sull’altro derivato. In alternativa riduce l’offerta creando pressione rialzista sui prezzi.

Spread trading soia

Il comparto soia può essere trattato attraverso spread intermarket e multileg, che saranno oggetto dei prossimi articoli.

Adesso voglio concentrarmi sui possibili spread intramarket che possiamo sfruttare in ottica di trading.

Spread intramarket soia

Innanzitutto l’olio di soia è quello con le prospettive meno rosee, soprattutto a causa del basso prezzo del petrolio, della presenza dell’olio di palma e della debolezza economica.

Sia per l’olio sia per la soia ci si può aspettare nel prossimo futuro una struttura a termine più orientata al contango.

In particolare la soia potrebbe soffrire nuove escalation nella guerra commerciale e l’aumento dei costi di stoccaggio così come già avvenuto su altre granaglie.

In quest’ottica ogni appiattimento della struttura a termine o un approdo in backwardation potrebbe essere l’occasione per puntare al ritorno del contango.

Discorso diverso, a mio avviso, sulla farina di soia. Questo settore è meno dipendente dalla domanda cinese. Non soffre la presenza di prodotti sostituti e l’offerta è molto concentrata, visto il peso dell’Argentina.

Rimane quindi una materia prima che ha nelle corde importanti scatti rialzisti soprattutto dettati da eventi politici o meteorologici improvvisi.

Qui la tattica potrebbe essere quella di acquistare scadenze con contango molto alto con l’aspettativa di sfruttare rally rialzisti anche temporanei.

Cosa sapere prima di fare trading sulla soia

Se quindi scegli di fare trading sulla soia, devi prestare attenzione a certi aspetti. Nell’operatività in spread trading devi sicuramente tenere in alta considerazione i prezzi, l’analisi tecnica, il tuo money management e , anche se sempre meno importante, la stagionalità.

Avere anche una visione fondamentale di lungo periodo trovo sia utile per evitare abbagli e migliorare la nostra sicurezza quando andiamo a gestire il nostro conto. Al prossimo articolo!

Desideri approfondire l’argomento? Ecco come ti può aiutare Alessio:

*Le strategie proposte sono solo a scopo educativo e da testare su piattaforma DEMO o conto simulato.

Alessio Barbonaglia
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Imprenditore, professore di matematica e trader da diversi anni, Alessio è specializzato in Commodity Spread trading. Le materie prime non hanno segreti per lui né nella vita né sui mercati.