Trading e fiscalità: 5 domande da porsi

Trading e fiscalità: 5 domande da porsi – Sommario

  • Quando ti approcci al trading online devi porti 5 domande fiscali.
  • Devi imparare a scegliere tra regime dichiarativo e regime amministrato.
  • Il broker estero è preferibile per alcuni motivi.
  • Devi sapere se e quando dichiarare il tuo conto trading.
  • I controlli dell’Agenzia delle Entrate sui conti trading sono diventati stringenti.
  • Se ti sei dimenticato di dichiarare il tuo conto trading puoi regolarizzarti spontaneamente.
  • È sempre preferibile regolarizzare la propria posizione fiscale per evitare maggiori sanzioni ed interessi

Trading online e fiscalità: 5 domande da porsi per un trading sicuro dal punto di vista fiscale

Se ti stai approcciando al trading online, dovresti porti alcune domande sulla fiscalità e in particolare sulla tassazione.

In questo articolo rispondo a quelle che sono le 5 domande per un trading sicuro dal punto di vista fiscale e che più ricevo dai trader.

Quali sono? Vediamole insieme.

Se apro un conto trading che cosa devo fare per essere in regola con il fisco?

Prima di chiederti che cosa devi fare per essere in regola con il fisco, devi farti a monte un’altra domanda: quale regime devo scegliere? Qual è il regime fiscalmente più conveniente?  La legge 471/97 ti permette di scegliere tra due regimi: regime dichiarativo e regime amministrato. Quale scegliere? La soluzione te la do io: il regime dichiarativo!

A differenza del Regime Amministrato, il Regime Dichiarativo offre vantaggi quali:

  • Sommare e compensare tra loro tutte le plus/minusvalenze finanziarie realizzate nel corso dell’anno.
  • Compensare le plus/minusvalenze di un conto con quello di un altro conto.
  • Trattenere i profitti lordi sul proprio conto fino al 16 giugno dell’anno successivo. Invece, in regime con sostituto d’imposta vengono decurtate le imposte alla chiusura del trade.
  • Ottimizzare la tassazione dell’intero portafoglio chiudendo entro fine anno posizioni in perdita per compensare i guadagni conseguiti nell’anno o posticipare le plusvalenze ad anni successivi. Questo lo scopo è proprio lo scopo del nostro servizio di ottimizzazione fiscale.

Se scegli il regime dichiarativo, le prossime domande, fanno al caso tuo.

Scelgo un broker italiano o estero in regime dichiarativo?

Educandoti, arriverai alla conclusione che i broker italiani e le banche non si distinguono né per i servizi né per i vantaggi economici. Quindi il consiglio che ti do è: impara l’inglese!

Devo dichiarare il conto trading?

Sia che tu scelga un broker italiano o estero, è sempre obbligatorio dichiarare i profitti realizzati. Non è obbligatorio invece dichiarare le minusvalenze aprendo un conto in Italia. Tuttavia, se non lo fai perdi la possibilità di compensarle con le eventuali plusvalenze realizzate nei 4 anni successivi.

Se invece apri un conto estero, è sempre obbligatorio dichiararlo ai fini del monitoraggio fiscale. Questo obbligo comporta la compilazione del quadro RW del Modello Redditi PF e il pagamento dell’imposta IVAFE. Ogni deposito effettuato su un conto estero deve essere inserito in dichiarazione. Non ci sono soglie che lo fanno venire meno.

In conclusione, se apri un conto estero, devi sempre dichiararlo.

L’Agenzia delle Entrate effettua controlli?

Si, I’Agenzia delle Entrate effettua controlli volti ad impedire l’evasione fiscale transfrontaliera attraverso lo scambio automatico di informazioni finanziarie ai fini fiscali. Di cosa si tratta?

È uno scambio automatico di informazioni tra le Amministrazioni Fiscali dei Paesi aderenti al Common Reporting Standard (CRS) che consente al Fisco Italiano di avere a disposizione i dati degli investimenti esteri effettuati dai contribuenti italiani.

I controlli sono diventati più stingenti. Pertanto, fare i furbetti porta a “vita breve”.

Non ho dichiarato il conto trading di anni precedenti cosa devo fare?

Se ti sei accorto di non aver adempiuto agli obblighi dichiarativi, puoi sempre rimediare. Nessuno ti ha informato di dover dichiarare il conto trading? In questo caso sarà la stessa Agenzia delle Entrate a farlo. Come?

L’Agenzia delle Entrate scrive ai contribuenti chiedendo l’adempimento spontaneo a dichiarare gli investimenti all’estero. Mi spiego meglio. Attraverso l’invio di una comunicazione denominata “lettera di compliance” l’Agenzia invita il contribuente a regolarizzare la posizione.

Come avviene la regolarizzazione della posizione?

È possible regolarizzare la propria posizione fiscale:

  • presentando una dichiarazione dei redditi integrativa;
  • versando l’imposta IVAFE maggiorata di sanzioni ed interessi;
  • versando l’imposta sostitutiva del 26% sui redditi derivanti da tali investimenti maggiorata di sanzioni ed interessi.

Se non regolarizzo quali sono le sanzioni?

Se non hai dichiarato i redditi:

  • Infedele dichiarazione: €250 sanzione fissa;
  • Sanzione dal 90%al 180% delle imposte non versate maggiorate di 1/3;
  • Se non hai presentato la dichiarazione: proroga di un anno.

Se non hai compilato il quadro RW:

  • Sanzione fissa €258 se presento la dichiarazione entro 90 giorni dal termine;
  • sanzione dal 3% al 15% delle somme non indicate nel quadro RW;
  • se non hai presentato la dichiarazione: proroga di un anno.

Trading online e fiscalità: conclusioni

Conviene sempre regolarizzare la propria posizione fiscale spontaneamente per pagare interessi e sanzioni in misura ridotta e dimostrare la buona fede e la volontà di essere un buon contribuente.

Non hai dichiarato il tuo conto trading?

Sei ancora in tempo per regolarizzare la tua posizione ed evitare pesanti sanzioni fiscali

Ilenia Cerri
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Forte della sua esperienza in uno studio internazionale di consulenza fiscale, Ilenia aiuta investitori e imprenditori a potenziare il proprio business. Specializzata in Contabilità e Fiscalità nazionale e internazionale, è iscritta all'ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti contabili dal 2003.