Tassi d’interesse: i dubbi della Fed e le conseguenze sulle materie prime

paura del trading

A breve si prospetterà un bivio importante sui mercati, da un lato permangono molto elevati i timori sul fronte cinese, dall’altro i rapporti sull’occupazione mensile USA rimangono contrastati, alimentando un dibattito già caldo su ciò che la Fed farà nella prossima riunione.

Infatti il dato deludente per Agosto dei Non-farm payrolls è stato compensato da un buon calo del tasso di disoccupazione.

Detto questo è ormai da tempo che i mercati si attendono, a fronte del rialzo dei tassi della Fed, i declini dei titoli azionari, l’aumento degli utili del dollaro e una rinnovata vendita delle materie prime. Tuttavia, il comportamento del mercato è quello di “sell the rumor and buy the fact”,  quindi teniamo gli occhi aperti poiché quando il gregge si muove tutto in una direzione la verità spesso risulta essere dalla parte opposta.

A quando il rialzo dei tassi?

Nonostante i dati sull’economia USA sembrano confortanti più autorità internazionali frenano sul rialzo della prossima settimana da parte della Banca Centrale Americana in quanto il rischio potrebbe essere quello di scatenare “panico e turbolenze” soprattutto nelle economie emergenti. Infatti arriva anche un monito dal capo economista della Banca Mondiale, Kaushik Basu, che in un’intervista al Financial Times ha dichiarato che: “Il rialzo di per sé non dovrebbe creare una crisi ma sicuramente provocherà turbolenze nell’immediato. Il fatto è che le cattive notizie delle ultime due settimane, a partire dalla svalutazione cinese, unite a un aumento dei tassi della Fed, può provocare panico e turbolenze”.

Pertanto a seguito di tali dichiarazioni non rimanete stupiti se il tanto atteso rialzo dei tassi USA venga nuovamente posticipato, delineando almeno nel breve termine uno scenario opposto a quanto preventivato, quindi un dollaro in sofferenza e un possibile rilancio nelle quotazioni delle commodities.

Cosa succede nell’ambito delle materie prime?

La situazione attuale sulle materie prime vede ancora una fase di ribasso, con il petrolio che dopo un leggero recupero torna in sofferenza a causa dell’eccesso di offerta e del pericolo Cina, il quale porterà molto probabilmente a deprimere la maggior parte delle commodities per l’anno in corso, in particolare su  rame, petrolio, bestiame, palladio e zucchero.

Ma nonostante questa situazione appare al momento irreversibile per il medio-lungo termine, nel breve la Fed potrebbe ancora una volta spostare gli equilibri in barba alle credenze attuali di molti investitori.

Matteo Anelli
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Analista e Top Trader in Commodity Spread, scrive di commodities e anima quotidianamente il Trading Club Multiday.