Tassazione Bitcoin e Criptovalute: cosa sapere

Tassazione Bitcoin e Criptovalute: cosa sapere – Sommario

Non esistono regole precise sulla tassazione di Bitcoin e Criptovalute.

Occorre ragionare ed applicare i principi generali.

In materia, l’Agenzia delle Entrate ha emesso risoluzioni ed interpelli.

Bisogna indicare il possesso di moneta virtuale nel quadro RW della dichiarazione dei redditi.

Tasse da pagare sui Bitcoin e tassazione delle Criptovalute: come funziona?

Come funziona la tassazione sui Bitcoin? Ma soprattutto, si pagano le tasse sulle Criptovalute? Devi sapere che, in Italia, pagare le tasse sui Bitcoin è complicato o, almeno poco chiaro.

Infatti, nonostante la notorietà e la diffusione attuale dei Bitcoin e delle criptovalute, non esiste una legge che le regoli dal punto di vista fiscale.

In questo articolo, andiamo a vedere nel dettaglio come sono tassati i Bitcoin e cosa sapere sulle criptovalute per essere in regola col Fisco Italiano.

Cosa sono le Criptovalute?

Le criptovalute sono uno strumento di pagamento e di investimento accettato per l’acquisto di un numero sempre maggiore di beni o servizi. Le monete virtuali, tra esse le più celebri, Bitcoin, Ethereum e Ripple hanno da un po’ di tempo a questa parte, attirato l’attenzione dei trader e degli investitori per le loro straordinarie performance con tassi di crescita da capogiro.

Di recente anche le banche d’affari e i protagonisti della finanza, come ad esempio, in precedenza, Elon Musk si sono esposti pubblicamente per promuovere questo strumento, con effetti straordinari sulle sue quotazioni. La stessa Paypal ora consente transazioni con criptovalute.

Quando sono nati i Bitcoin?

La nascita del Bitcoin, che è di gran lunga la moneta virtuale più celebre, è avvolta nel mistero. Si dice che l’inventore del Bitcoin sia il Giapponese Satoshi Nakamoto nel 2008. Il suo inventore non si è mai mostrato in pubblico, alcuni mettono perfino in dubbio la sua esistenza.

Il 5 ottobre 2009 il primo tasso di cambio stabiliva che un dollaro valesse 1309,03 Bitcoin. Il 12 aprile 2021 un solo Bitcoin ha superato quota 62.000 dollari

Queste cifre fanno comprendere la volatilità del prodotto ed il fatto che sia uno strumento altamente speculativo e rischioso. Tale aspetto, oltre alla possibilità di guadagni potenzialmente molto elevati, attraggono un numero crescente di investitori, che spesso sottovaluta il rischio e le relative perdite 

Le criptovalute, inclusi i Bitcoin, consentono il possesso ed il pagamento in forma anonima. All’inizio, in particolare, i Bitcoin erano utilizzati per acquisti sul Deep Web, anche per prodotti e servizi illegali in quanto consentivano l’anonimato dell’utilizzatore. Di recente anche numerose aziende accettano le monete virtuali. 

Caratteristiche generali delle Criptovlaute

Le criptovalute possono essere acquistate su apposite piattaforme dette exchange, ad esempio Coinbase che è stata quotata di recente con grande successo. La moneta virtuale può essere letteralmente creata attraverso un procedimento complesso detto mining che richiede l’impiego di potenti computer, al fine di risolvere complessi algoritmi da cui viene generata la criptovaluta stessa. A differenza delle valute tradizionali, sono indipendenti da Governi e Banche centrali, tutto è gestito da potenti algoritmi.

La criptomoneta è custodita in una sorta di portafoglio o portamonete virtuale chiamato wallet. Questo viene assegnato quando si apre un account su una piattaforma denominata exchange in cui la valuta può essere acquistata e venduta.

Stabilire dove sia collocato in concreto il wallet è di fondamentale importanza ai fini della tassazione di Bitcoin e criptovalute. Ciascun utente può verificare le transazioni con le monete virtuali consultando un registro pubblico, detto public ledger. Ogni utilizzatore è anche completamente anonimo, in quanto identificato con un codice alfanumerico univoco. Tale tecnologia prende il nome di Blockchain (letteralmente catena di blocchi). Ciascun blocco è ordinato cronologicamente e formato da una catena di firme digitali che non possono essere contraffatte.

Tassazione Bitcoin e Cripovalute in Italia

Come anticipato non esistono regole precise sulla tassazione di Bitcoin e Criptovalute. In assenza di certezze, occorre ragionare ed applicare i principi generali che regolano situazioni in qualche modo simili, in particolare la tassazione delle valute estere. 

Per quanto riguarda l’Italia, su richiesta da parte di singoli cittadini l’Agenzia delle Entrate ha emesso risoluzioni ed interpelli.

  • La risoluzione è un parere relativo a singole e specifiche situazioni da ritenersi vincolante per il soggetto che le chiede.
  • L’interpello è uno strumento messo a disposizione dei contribuenti che necessitano di chiarimenti sull’applicazione di una norma. È utilizzato soprattutto nei casi di norme poco chiare ed in caso di nuove regole.

Come sono tassati i Bitcoin?

Le persone fisiche che detengono attività ed investimenti all’estero sono soggette all’obbligo del cosiddetto monitoraggio fiscale. L’attività deve essere indicata nel quadro RW della dichiarazione. La normativa Italiana considera il wallet, in cui sono custodite le monete virtuali, come fosse un conto corrente Tuttavia, mon è semplice stabilire dove si trovi di preciso un portamonete virtuale.

Secondo l’Agenzia delle Entrate, per la localizzazione è necessario stabilire dove si trovi il soggetto in possesso delle chiavi private per gestire quello stesso wallet. Se il portafoglio virtuale viene aperto tramite una piattaforma exchange collocata all’estero, tale soggetto estero è in possesso della chiavi di conseguenza si è soggetti agli adempimenti relativi al monitoraggio fiscale.

A tali condizioni dovrai indicare il possesso di moneta virtuale nel quadro RW della dichiarazione dei redditi. Tale adempimento è previsto dall’interpello n. 956-39/2018.

Secondo l’Agenzia, il dato deve essere indicato nella dichiarazione alla colonna 3 indicata come “codice individuazione bene“ con il codice “14” indicata nel modulo come “ altre attività estere di natura finanziaria“. Il valore della criptovaluta deve essere calcolato il 31 dicembre dell’anno di riferimento al cambio indicato sulla piattaforma in cui la moneta virtuale è stata acquistata o alla data di cessione, se anteriore.

C’è la possibilità che il contribuente Italiano, residente in Italia, sia in possesso della chiave privata di un wallet offline. In questo caso il portafoglio virtuale è localizzato in Italia, dove risiede il proprietario. In questa circostanza non vi è l’obbligo di monitoraggio fiscale e compilazione del quadro RW, come espresso da una recente sentenza del Tar del Lazio, n. 1077 /2020. L’obbligo di indicare le criptovalute nel quadro RW è stato stabilito per la prima volta dall’Agenzia delle Entrate per la dichiarazione dell’anno 2019 per il periodo d’imposta 2018. Per tale ragione è ragionevole pensare che non possano essere irrogate sanzioni relativamente alle annualità precedenti.

Bitcoin con plusvalenze da dichiarare

Si parla di plusvalenza nel caso in cui il prezzo di realizzo ottenuto con la vendita è maggiore del prezzo di acquisto. Per le persone fisiche, la tassazione sulle plusvalenze relativa alla cessione di criptovalute è regolata dall’articolo 67 del TUIR.

La giacenza media del conto deve essere calcolata sulla base del rapporto di cambio al 1° gennaio dal  sito in cui l’investitore ha acquistato la moneta virtuale. Con la Risposta ad interpello n. 956-39/2018 l’Agenzia delle Entrate ha stabilito che la giacenza vada verificata sommando tutti gli eventuali wallet detenuti dal contribuente. Ad esempio, nel caso in cui si operi nel mercato del Forex, è necessario sommare anche il valore in euro di tutte le valute estere tradizionali detenute su depositi e conti correnti. 

Occorre precisare che l’articolo 67 del TUIR, comma 1, lett. c-ter) equipara la cessione al prelievo delle valute estere dal deposito o conto corrente. Quindi sono oggetto di tassazione anche i prelievi di Criptovaluta e la loro conversione in valuta, ad esempio in Euro. Il reddito imponibile sul quale applicare l’imposta del 26% è pari alla differenza tra il costo di acquisto della criptovaluta ed il costo di vendita. 

Le eventuali minusvalenze sono deducibili nell’esercizio in corso e nei quattro successivi. L’indicazione del totale delle operazioni attive e passive effettuate, deve essere indicato nel quadro RT da tale somma algebrica deriva l’eventuale plusvalenza tassabile al 26% o la minusvalenza deducibile.

Per fare un esempio con quotazioni non realistiche ma tali da far comprendere il meccanismo di tassazione se a gennaio si acquistano 10 Bitcoin attraverso Coinbase, al tasso di cambio BTC/EUR di 1000 ed a dicembre dello stesso anno vengono convertiti in euro i 10 Bitcoin al tasso di cambio BTC/EUR di 10.000, realizzerò una plusvalenza di 90.000 euro (10*10.000-10+1000 = 90.000 euro).

l’Agenzia delle Entrate precisa che le criptovalute non sono soggette ad IVAFE, come stabilito dall’interpello DRE Lombardia n. 956-39/2018: Il documento chiarisce come tale imposta si applichi a depositi e conti correnti esclusivamente bancari poiché l’imposta si applica esclusivamente ai depositi e conti correnti di natura esclusivamente bancaria.

Tassazione Bitcoin e Criptovalute in Europa

A conferma del clima di incertezza basta notare, come le massime istituzioni Europee non siano d’accordo con l’interpretazione delle monete virtuali data dall’Agenzia delle Entrate Italiana.

La Corte di Giustizia dell’UE, il massimo organo giudiziario dell’UE, con la sentenza Hedqvist, in causa C-264/14, del 22.10.2015 ritiene, al contrario di quanto ritenuto dall’Agenzia delle Entrate Italiana, che le criptovalute non siano simili alle valute estere e quindi non sia applicabile ad esse lo stesso regime fiscale.

Secondo quanto stabilito dalla Corte, le criptovalute non sono una moneta avente corso legale come, ad esempio, il dollaro o l’euro. Per tale ragione, se vai in un paese dove il dollaro ha corso legale commercianti ed operatori legali sono obbligati ad accettare il pagamento in tale valuta. Viceversa nessuno è obbligato ad accettare ad esempio i Bitcoin, come mezzo di pagamento. Infatti non è detto che io sia in grado di spenderlo o convertirlo in euro.

Sanzioni

Che sanzioni rischi se detieni le criptovalute all’interno di un wallet estero e non lo dichiari compilando il quadro RW?

  • Se l’omissione viene sanata con una dichiarazione integrativa entro 90 giorni la sanzione è pari a 258 euro.
  • Se si supera tale termine le sanzioni sono molto salate, dal 3 al 15% degli importi non dichiarati se il portafoglio virtuale è detenuto in Paesi esteri non black list.
  • Queste percentuali sono raddoppiate se le attività estere sono localizzate in Paesi black list. Per di più, in quest’ultimo caso, ci sarebbe la presunzione che le somme non dichiarate siano frutto di evasione fiscale, con ulteriori possibili conseguenze anche di natura penale.

Dichiarazione e tasse sulle criptovalute: ruolo dell’intermediario

Se  l’investitore ha optato per il regime dichiarativo deve procedere personalmente a tutti gli adempimenti relativi, sulla base dei documenti forniti dalla piattaforma attraverso cui opera. La certificazione fornita dall’intermediario non residente ha importanza fondamentale per la predisposizione della dichiarazione dei redditi e la compilazione del quadro RT. Tale documentazione è fondamentale anche a fronte di un’eventuale verifica dell’Amministrazione Finanziaria, per poter dimostrare che di aver agito correttamente e replicare alle contestazioni sollevate.

Nella pratica, purtroppo, spesso occorre sollecitare l’intermediario che di frequente fornisce report incompleti e che possono esporre a sanzioni. Infatti in sede di controllo l’Agenzia delle Entrate e l’Autorità giudiziaria in genere, può acquisire le liste dei clienti e i relativi dati in possesso del broker e delle piattaforme on line in genere.

Quando pagare le tasse sui Bitcoin?

In caso di regime dichiarativo il versamento delle imposte va effettuato con la scadenza ordinaria del 30 giugno, indicando l’anno di imposta oggetto di dichiarazione. con il codice tributo 1100 indicato come imposta sostitutiva sulle plusvalenze di cui all’art. 67, comma 1, lett. da c-bis) a c-quinquies) del TUIR.

Qualora sia stata effettuata l’opzione per il regime del risparmio amministrato sarà l’intermediario stesso (banca o broker) a farsi carico degli adempimenti.

Conclusioni

Come hai potuto intuire, Bitcoin e criptovalute hanno una notevole incognita tasse. Infatti, al momento, in Italia non nessuna norma fiscale specifica. Come si deve comportare, quindi, chi compie operazioni sulle criptovalute che abbia optato per il regime di risparmio dichiarativo? 

In una situazione di assoluta incertezza per precauzione, evitando di incorrere in sanzioni allo stato difficilmente quantificabili, è vivamente consigliabile procedere agli adempimenti relativi.

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Autore: Alessandro Buroni – Avvocato, Dott. Commercialiste e Revisore Legale

NOTE LEGALI

Le informazioni dell’articolo non costituiscono neppure possono costituire sollecitazione al pubblico risparmio e non sono volte a promuovere alcuna forma di investimento di prodotti/servizi bancari/finanziari. L’utilizzo dei dati e delle informazioni contenuti nell’articolo come supporto di scelte di operazioni d’investimento personale è a completo rischio del lettore. Alla luce della situazione di estrema incertezza, il presente articolo può essere soggetto a cambiamenti repentini della legislazione o/e della prassi, tali da renderlo non più attuale. Prima di concludere una qualsiasi operazione bancaria e/o finanziaria sulla base delle informazioni ottenute direttamente o indirettamente dall’articolo, è opportuno che il lettore si rivolga ad un professionista esperto e comunque valuti la veridicità e la correttezza di tali informazioni, nonché l’opportunità dell’operazione in relazione alle proprie esigenze personali e alla propria situazione economica, finanziaria e reddituale.

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