Siamo prossimi alla recessione? – Sommario

  • Il 2019 non è nulla rispetto a quello che vedremo nel prossimo biennio. 
  • Se è vero che “la storia non si ripete ma molto spesso fa rima con se stessa”, si stanno formando molte analogie tra il mercato di oggi e quelli del 2008 e del 2000.
  • Ci sono diversi spunti di riflessione a sostegno di questa tesi.

La prossima recessione è vicina?

Il 2019 ha rappresentato per i mercati americani un anno molto positivo. Siamo nel ciclo espansivo più lungo della storia. La domanda più ricorrente è tanto semplice quanto sentita: siamo prossimi alla recessione?

Il 2020 è l’anno della recessione sui mercati?

Come sosteneva Mark Twain la storia non si ripete ma molto spesso fa rima con se stessa. I mercati finanziari non fanno eccezione. Procediamo però per gradi.

Da gennaio 2019, possiamo notare come il Nasdaq abbia sovraperformato gli altri indici, creando massimi su massimi. Questo è esattamente ciò che avvenne alla fine degli anni ’90.

Bolla delle dot-com, Grande Recessione e un confronto coi giorni nostri

Giusto per ricordare un dato su tutti, negli ultimi 12 mesi del 2000 i titoli tecnologici hanno visto in media una crescita a tre cifre.

Anche nel 2008 i maggiori profitti si sono creati negli ultimi mesi prima della recessione.

Sul finire del 1998 ci fu una correzione importante. A seguito di tale correzione il mercato è poi cresciuto del 200% in 18 mesi.

Titoli appena immessi sul mercato con neanche un dollaro di profitto hanno creato grande ricchezza per chi è sceso dal treno al momento giusto. Molti di quei titoli ora non esistono più. Netscape e Pets.com sono solo due degli esempi che mi vengono subito in mente.

Se rifletti un secondo, anche nel 2009 il mercato è ripartito all’apice del pessimismo. Questo perché le inversioni di tendenza avvengono nei momenti di massima euforia o massimo pessimismo.

Nel 2018 abbiamo visto con i nostri occhi lo scivolone di quasi il 20% sui mercati. Tutti a pre configurare un bear market.

Lo spettro del 2008 è molto forte per tanti investitori ma i bull non si fanno spodestare tanto facilmente e a seguito di quella correzione. Il Nasdaq è salito quasi con una linea retta, raggiungendo i massimi di oggi nonostante la preoccupazione generale.

Crollo dei mercati, l’esempio del bitcoin

Ti invito poi a tornare qualche anno indietro pensando a bitcoin.

Al suo apice se ne parlava nei vari media. Era sulla bocca di tutti. Era un argomento di discussione per persone talmente lontane dal mondo della finanza da indicare quanto il mondo fosse “saturo” di informazioni su bitcoin. Tutti volevano essere parte di questo boom.

Da li a breve il valore di bitcoin è crollato.

L’importanza della liquidità, indicatore per capire una possibile recessione

Dopo aver analizzato un po’ di storia dei mercati finanziari e dei loro più recenti crolli, andiamo nel dettaglio. Cerchiamo quindi di meglio capire e spiegare quanto anticipato nel titolo sulla prossimità di una possibile recessione.

Per farlo, andiamo ad analizzare il rapporto di liquidità immessa o ritirata sui mercati. Questo dato rappresenta uno elemento contrarian, permettendoci di scandagliare sotto la superficie cosa sta accadendo.

L’Investment Company Institute sostiene poi che nel 2019 gli investitori hanno ritirato dal mercato circa 200 bilioni di dollari.

Storicamente solo nel 2008 è stata ritirata dal mercato una quantità di liquidità superiore.

Questo ci dice che nonostante la performance impressionante dei mercati americani dell’anno appena concluso, tutto questo è avvenuto in uno stato generale di paura e di contrazione di liquidità.

Storicamente quando i mercati crollano, viene ritirata la liquidità dai mercati. Invece, quando questi sono sui massimi, si verificano le maggiori iniezioni di liquidità.

Nel 2000, ad esempio, sono stati immessi 300 bilioni di dollari sui mercati, la più grande iniezione di liquidità mai registrata. Da lì a breve i mercati sono crollati. Nel 2008 sono state ritirate quantità ingenti di liquidità e da lì a breve i mercati sono ripartiti.

Conclusioni

La fase finale di questo mercato rialzista durerà probabilmente per altri 12-18 mesi.

Gli americani sanno bene come il mercato azionario statunitense stia creando giorno dopo giorno ricchezza. Lo vedono nei media e nei propri account.

Nonostante questo, c’è un senso diffuso di paura e timore.

Quando al senso di paura si sostituirà euforia ed ingordigia generale, con forti iniezioni di liquidità da parte dei privati, allora il mercato avrà raggiunto il proprio apice, in quanto non ci saranno più compratori a cui vendere.

Sino a quel giorno, anche se non sarà certo una linea retta, godiamoci e traiamo profitto dall’ascesa.

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Francesco Mondani
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Musicista, amante dell’arte e del design e appassionato di investimenti sin dai tempi del liceo. Con un fiuto per gli affari da fare invidia al miglior venture capitalist, è in grado di riconoscere subito il valore di idee e macro trend del futuro, traendone grossi profitti.