Rio tinto: ripartono le commodities

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Nell’ultimo periodo le commodities hanno affrontato un calo generale notevole dovuto a diversi fattori macro economici e geopolitici; adesso però sembra sia arrivato un salvatore. Sarà vero? Scopriamolo insieme.

RIO TINTO: ancora di salvezza?

Lo scorso venerdì il colosso del mercato minerario anglo-australiano Rio Tinto ha annunciato di aver aumentato le esportazioni di ferro del 17% nell’ultimo trimestre, superando le sue stesse capacità produttive.

La news è stata subito tradotta dagli investitori come un chiaro segnale di un possibile rialzo delle commodities. 

Lo stesso gruppo ha affermato che prevedeva un aumento della produzione del 12% nel 2015 (oltre le 300 milioni di tonnellate) nonostante le difficoltà del mercato cinese ed il crollo della sua produzione industriale.

E’ dunque chiaro che qualcosa è cambiato e sta cambiando. La domanda di ferro da parte della cina è aumentata nell’ultimo trimestre tanto che le spedizioni  da parte di Rio Tinto hanno raggiunto le 91,3 milioni di tonnellate superando la produzione di ben 86,1 tonnellate. 

Sembra dunque che il calo di oltre il 60% dei prezzi del ferro durante quest’anno con conseguente difficoltà per le società estrattive sia ormai un brutto ricordo.

“Il quadro della domanda sul mercato cinese è infatti aumentato nell’ultimo trimestre, ed è proprio in questo periodo che hanno venduto più ferro grezzo di quello che erano in grado di produrre, questo è un indicatore positivo,” dice alla CNBC Kieron Hodgson, analista in commodity e attività estrattive della Panmure Gordon.

 

RIO TINTO ED IL CONFRONTO CON GLENCORE

I maggiori analisti americani spiegano il vantaggio sul mercato di Rio Tinto con i bassi costi di estrazione che hanno impedito alla società di soffrire più del dovuto a causa del crollo delle materie prime.

“Il costo che Rio Tinto paga per tonnellata è circa $20. Se consideriamo il prezzo attuale della merce pronta di $50, c’è ancora ampio margine. Il ferro funge da colonna vertebrale degli affari e risulta essere anche il maggior fattore di profitto,” afferma Hodgson.

Per capire meglio la “forza” dell’azienda anglo-australiana basti pensare che il titolo (Ticker: RIO) è sceso del 16% quest’anno seguendo il trend generale del comparto commodities mentre l’altro colosso mondiale del comparto minerario Glencore (Ticker: GL scambiato sul London Stock Exchange) ha subito perdite per circa il 60% del suo valore per la paura di non riuscire a sostenere il debito.

“La nuova strategia di Rio Tinto porta un cambiamento radicale e positivo e l’amministrazione sta mantenendo le sue promesse. Prevediamo di rivalutare le azioni nel 2015 e anche nel 2016 con il ri-bilanciamento del mercato delle commodities. Ma credeteci Rio Tinto è sottovalutato per diversi aspetti, e valutiamo il titolo come un acquisto assolutamente da fare,” sostengono, in una nota pubblicata dopo i risultati di Rio, gli analisti della Deutsche Bank diretta da Rob Clifford.

 

Fonte: CNBC

 

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