Principi di analisi tecnica: la teoria di Dow

teoria di dow

La teoria di Dow (Dow Theory) è la base dell’analisi tecnica, fondamentale quindi per chiunque si approcci allo studio grafico dei mercati finanziari.
Prima di concentrarci su i punti fondamentali della teoria voglio raccontarti brevemente la storia che ha portato alla sua creazione.

Il 3 Luglio 1884 Dow pubblicò il primo indice di mercato composto dai prezzi di chiusura di undici titoli, nove relativi al trasposto e due a strumento di valutazione delle condizioni dell’economia nazionale.

Nel 1897 separò l’indice in 2 parti, la prima composta da 12 titoli (l’attuale Dow Jones Industrials Average) di società industriali e la seconda a venti titoli di società ferroviarie (l’attuale Dow Jones Transportation Average).

Nel 1928 erano ben 30 i titoli compresi nel primo indice. Era nato il Dow Jones 30.

La “Dow Theory” fu la conseguenza da una serie di articoli pubblicati da Charles Dow sul Wall Street Journal agli inizi del 1900. Alla sua morte furono William P. Hamilton e Robert Rhea a riprendere le teorie riorganizzandole nel modo ordinato e strutturato che tutt’ora conosciamo.

Dow si rese conto che i prezzi dei titoli delle società più importanti tendevano a muoversi con un andamento molto simile con ritardi di pochi giorni o al massimo qualche settimana. Questo lo portò a calcolare il prezzo medio di un limitato numero di titoli per utilizzare il comportamento azionario come indice dello sviluppo generale dell’economia. 

 

I punti principali della teoria di Dow:

1. Un indice sconta tutto
La teoria afferma che ogni indice riflette tutto ciò che i partecipanti al mercato conoscono. Nello stesso modo anche il prezzo di un’azione si adatta a tutte le informazioni conosciute su di essa.

“La somma e la tendenza delle transazioni di borsa rappresentano la somma delle conoscenze del passato, prossimo e remoto, applicata allo sconto del futuro. Non è necessario, come fanno alcuni statistici, aggiungere agli indici elaborate compilazioni di numeri indici dei prezzi all’ingrosso, compensazioni bancarie, fluttuazioni di borsa, volume del commercio interno o estero. Wall Street prende in considerazione tutti questi aspetti”.

 

2. Il mercato è l’insieme di tre trend
Qualsiasi periodo di mercato è caratterizzato da tre trend o tendenze sempre in atto: tendenza Primaria, Secondaria, e Minore. Il trend Primario può essere o al rialzo o al ribasso. Generalmente dura almeno un anno ma può proseguire anche per parecchi anni. Se il mercato realizza massimi e minimi ascendenti il trend Primario è al rialzo ( trend bullish), se al contrario realizza massimi e minimi discendenti, è al ribasso (trend bearish).

Il trend Secondario è una correzione (pullback) del trend principale. Questi “rimbalzi” durano normalmente da tre settimane a parecchi mesi e possono essere dei ribassi durante una fase rialzista o dei rialzi in una fase ribassista, generalmente con un’ampiezza che va dal 33% al 66% della distanza coperta dal precedente movimento. I trend Secondari sono composti da un certo numero di trend Minori.

Questi ultimi sono movimenti giornalieri (comunque non più lunghi di 3 settimane) e, secondo la teoria di Dow, sono soggetti a speculazione e possono essere trascurati per la lettura del movimento generale. 

“Le registrazioni del trading dimostrano in molti casi che quando un titolo raggiunge l’apice subirà un moderato ribasso per poi tornare ad avvicinarsi alle cifre più elevate. Se, dopo questo movimento, il prezzo subisce un ulteriore ribasso, è possibile ciò’ avvenga m misura più consistente”.

 

teoria di Dow - SPX

Grafico indice S&P (Ticker: SPX) 5 anni, candele settimanali

 

3. I trend Primari si suddividono in tre fasi
La prima fase del movimento primario bullish è caratterizzata da una situazione in cui le “mani forti” incominciano a comprare a prezzi molto bassi. Il “sentiment” generale in questa fase è di sfiducia ma che ha accesso ad informazioni privilegiate si rendono conto che il peggio è passato e che un “turnaround” è inevitabile. Iniziano quindi gli acquisti aggressivi, in aumento graduale man mano che il volume delle vendite tende a diminuire. Nella seconda fase aumenta la pressione d’acquisto con l’inserimento nel mercato dei piccoli investitori che comporta un aumento sia nel prezzo sia nel volume di scambi. Per ultima arriva la fase finale, l’euforia generale che porta ad un aumento repentino delle azioni richieste. Essendo una fase dominata dall’emotività non porta a buoni risultati, infatti i grandi investitori sanno ormai che il trend è finito e cominciano a liquidare le posizioni anticipando l’inversione del trend.  

Anche il trend primario ribassista è contraddistinta da tre distinte fasi:  la prima è chiamata distribuzione (le mani forti alleggeriscono le proprie posizioni vendendo mentre i trend-follower resistono ancora influenzati dalla precedente fase di rialzo). La seconda fase inizia quando all’incertezza subentra il pessimismo, la paura e poi il panico. Nella terza fase la caduta dei prezzi accelera ancora ed i volumi si alzano su livelli elevati. Infine, dopo che il mercato ha scontato tutte le cause del suo ribasso, il trend bearish può considerarsi finito e un nuovo ciclo può incominciare.

 

4. Gli indici devono confermare il movimento
Dow utilizzava i due indici da lui creati, industriale e ferroviario, confrontandoli tra di loro simultaneamente. Entrambi devono protrarsi oltre il massimo (o minimo) del Secondario precedente per poter confermare il trend. I segnali non devono manifestarsi contemporaneamente ma devono comunque avvenire in un lasso di tempo limitato. 

 

5. I volumi seguono il trend
Per la teoria di Dow il volume ha un’importanza secondaria e viene utilizzato solo a conferma di situazione dubbie. In generale deve aumentare nella stessa direzione del trend in atto (Primario). In un mercato rialzista i volumi devono aumentare al crescere del prezzo e diminuire alla decrescita. Viceversa in una situazione di trend ribassista. 

 

7. Un trend resta attivo fino ad un reale “Reversal Signal” (segnale d’inversione)
Un trend bullish è definito da una serie di massimi e minimi ascendenti. Per poter parlare d’inversione di tendenza si deve avere almeno un massimo e un minimo in calo. Quando un’inversione nel trend Primario è segnalata dall’Industrials e dal Transports Index, le possibilità che il nuovo trend continui sono elevatissime. In ogni caso, più a lungo un trend continua, meno possibilità ci sono che il trend stesso continui ancora a lungo

 

8. Contano solo i prezzi di chiusura 
La Teoria di Dow non tiene in alcuna considerazione i massimi (top) ed i minimi (bottom) giornalieri ma tiene conto solo dei prezzi di chiusura. 

 

 

Alcune critiche alla teoria di Dow
Molti condividono l’idea che la Teoria di Dow lascia “scappare” troppo occasioni (il media il 20%-25% dei movimenti viene perso) ma è bene ricordare che la Teoria di Dow non intende prevedere l’inizio di un trend ma confermarlo. Siamo di fronte ad una chiara teoria di trend-following che dà i maggiori frutti nella seconda fase del movimento del trend.

 

La teoria di Dow applicata al trading sui futures e il forex
L’opera di Dow prendeva in considerazione il comportamento degli indici di mercato ed in primo luogo Dow supponeva che la maggior parte degli investitori seguisse solo i trend principali e avrebbero utilizzato correzioni intermedie unicamente per finalità di timing; considerando ininfluenti i trend. Ovviamente per tutti i traders in Forex e Futures questo ragionamento non si applica. Essi infatti sono molto attenti anche ai movimenti di beve periodo per cui le tendenze Minori acquistano maggiore importanza. 

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