Obbligazioni a rendimento negativo – Sommario

  • 17.000 miliardi di obbligazioni rendono meno dello 0%.
  • Le regole che hanno sostenuto i mercati finanziari fin dai loro albori sono state ribaltate come in un mondo alla rovescia.
  • Bastano pochi numeri per capire la situazione.
  • La ricerca di remunerazione, anche minima della liquidità, ha fatto perdere l’attenzione sul rischio atteso, arrivando a comprimere i rendimenti obbligazionari a tal punto da farli andare in negativo.

Obbligazioni, da rendimenti privi di rischi a rischi privi di rendimento: obbligazioni a rendimento negativo

Negli ultimi anni ed ancor di più in questo 2019, le obbligazioni con rendimento positivo rappresentano una vera rarità. Basti pensare che, in queste ultime settimane, le obbligazioni statali con rendimento negativo hanno superato l’ammontare di 17 mila miliardi, con estremi che arrivano a titoli come il Bund tedesco con scadenza a 30 anni, anche questo con rendimento negativo.

È bene chiarire cosa voglia dire rendimento negativo. Come abbiamo visto negli articoli precedenti, di norma alla scadenza, un’obbligazione viene rimborsata ad un valore nominale di 100. Durante la sua vita l’obbligazione pagherà poi degli interessi come stabilito dall’ammontare delle sue cedole. Ora, se al momento dell’acquisto il valore pagato è di molto superiore a 100, da assorbire anche tutto il valore delle cedole che incasseremo fino alla scadenza, questa ci ritornerà alla fine un introito negativo.

Ciò vuol dire che alla scadenza avremo meno soldi di quanti ne avevamo all’inizio dell’acquisto dell’obbligazione. In sostanza, avremo pagato noi il nostro debitore per aver ricevuto da noi i nostri soldi.

Facciamo un esempio. Supponiamo di prestare 100.000 euro allo stato tedesco. Dopo 10 anni, sempre lo stato tedesco ci restituirà 93.000 euro. Noi prestatori avremo quindi una perdita di circa il 7%. 

Quindi, in sostanza, dobbiamo pagare per prestare i nostri risparmi!

Obbligazioni a rendimento negativo e obbligazioni, un mondo rovesciato

Le regole che hanno sostenuto i mercati finanziari fin dai loro albori sono state ribaltate come in un mondo alla rovescia! Ma come si è arrivati a questa situazione?

Bisogna ripartire dall’ormai lontano settembre-ottobre 2008. Al centro troviamo la crisi dei mutui sub-prime, erogati e cartolarizzati in prodotti finanziari-derivati, portò alla crisi dell’intero sistema creditizio mondiale. Il culmine lo ha rappresentato il fallimento della Lehman Brothers.

Da quel giorno niente fu come prima sui mercati finanziari. Le Banche Centrali mondiali, per fare fronte alla necessità di liquidità del sistema bancario mondiale, cominciarono ad abbassare i tassi di interesse di rifinanziamento, ed ad acquistare titoli obbligazionari dalle banche per poter fornire così ulteriore liquidità.

Facendo ciò, portarono ad una enorme immissione di denaro nel sistema finanziario. Questo servì nella maggior parte dei casi a sostenere i debiti che tutto il sistema aveva contratto. Quando si parla di sistema vuol dire i debiti degli Stati Sovrani, delle amministrazioni locali, delle imprese private e pubbliche, ed in piccola parte anche di alcuni privati cittadini.

La finanza mondiale seduta su una montagna di debito

Bastano pochi numeri per capire la situazione. Nel 2008, la Federal Reserve Americana deteneva attività finanziarie per circa 800 miliardi di dollari. Oggi, nel 2019 questo ammontare è passato a quasi 5.000 miliardi di dollari. Nello stesso periodo, il debito pubblico federale americano è passato da poco meno di 6.000 miliardi agli attuali 18.000 miliardi. Il totale di tutti gli Asset finanziari presenti negli Stati Uniti sono pari a quasi 6 volte il PIL degli Stati Uniti, per la cifra monstre di 126 mila miliardi di dollari. Questa situazione è la medesima in tutte le economie cosi-dette avanzate, e soprattutto in Giappone e Comunità Europea. Garantire una copertura finanziaria, a questa montagna di debito, solo le Banche Centrali dei vari stati sono in grado di farlo. Come? Continuando a stampare montagne di banconote.

Gli effetti collaterali (tossici) delle azioni delle Banche Centrali

Ufficialmente le Banche Centrali, con le loro azioni straordinarie, dovevano fornire alle Banche le condizioni di liquidità per prestare denaro al sistema produttivo e di consumo. Questo avrebbe fatto aumentare sia gli investimenti che l’acquisto di beni e servizi, andando ad agire sul livello di inflazione portandolo all’obiettivo del 2% e facendo anche aumentare la crescita delle varie economie in crisi.

Nella realtà, per vari fattori concomitanti come, politiche fiscali inadeguate, invecchiamento della popolazione in Europa e Giappone con minori consumi attesi, mancanza di fiducia in nuovi investimenti privati, taglio degli investimenti statali causa politiche di austerity, ed altre cause minori, queste politiche non hanno generato gli scenari attesi. Le economie, soprattutto europee e giapponesi sono cresciute poco. L’inflazione è rimasta bassa. Inoltre, nonostante il risparmio globale sia aumentato, è rimasto congelato nei vari depositi bancari. Lo stesso vale per tutta la liquidità fornita dalle Banche Centrali alle banche commerciali di ogni paese. 

In questa situazione di circolo vizioso, la liquidità creata dalle Banche Centrali a costi quasi nulli, grazie ai tassi di interesse di rifinanziamento a zero o negativi, è stata indirizzata dalle banche commerciali verso i mercati finanziari, inflazionando sia il comparto azionario che quello obbligazionario. In poco tempo la ricerca di remunerazione, anche minima della liquidità, ha fatto perdere l’attenzione sul rischio atteso, arrivando a comprimere i rendimenti obbligazionari a tal punto da farli andare in negativo.

Ma se prestare i soldi comporta una perdita secca in conto capitale, sorgono spontanee alcune domande.

Non sarebbe meglio tenere i capitali depositati e non investiti?

Chi è così folle da comprare un’obbligazione che alla scadenza ci garantisce una perdita?

A queste due domande ed ad altri aspetti così particolari, presenti oggi sul mercato obbligazionario, risponderemo nel prossimo articolo.

Qual è il giusto investimento per le tue necessità?

Scegli il punto di partenza e lasciati guidare verso l’obiettivo finale.

Mario Padovani
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Dopo una carriera di successo in aziende italiane leader nel mondo, e dopo 10 anni in Estremo Oriente, Mario ha deciso di dedicare la sua esperienza nel creare il proprio portafoglio di investimenti. Conscio che nessuno possa farlo meglio di lui, ha abbracciato la filosofia di Assistenza Brokers e Alpha4All.