Obbligazioni a rendimento negativo (2° parte)

Pianeta Terra, non è un posto per investitori in Obbligazioni!

Se un investitore privato in obbligazioni fosse stato su un altro pianeta negli ultimi dieci anni, e poi avesse deciso il suo ritorno sulla terra nel 2019, avrebbe trovato una situazione alquanto paradossale nell’investire nuovamente nel mercato obbligazionario. Avrebbe potuto tranquillamente affermare che il pianeta Terra non è un posto per investitori privati in obbligazioni. Come mai?

Obbligazioni con rendimento negativo e investment grade

Normalmente un investitore privato acquista obbligazioni da detenere fino alla scadenza, per poter beneficiare di una rendita fissa, tramite l’incasso delle cedole di interessi pagati. . Tuttavia, come abbiamo visto nell’articolo precedente, l’ammontare delle obbligazioni con rendimento negativo è arrivato all’incredibile cifra di 17 mila miliardi di dollari.

Aggiungendo l’ammontare delle obbligazioni con rendimenti inferiori al tasso d’inflazione, si può tranquillamente affermare che non esistono obbligazioni, investment grade, che hanno una remunerazione superiore all’inflazione, così da proteggere i nostri risparmi dalla perdita di potere di acquisto futuro.

Definizione di investment grade

Ma cosa significa investment grade? Questo termine identifica il livello di rating assegnato ai titoli obbligazionari per essere detenuti dagli investitori istituzionali nei fondi non speculativi come i fondi pensione. I rating inclusi nell’investment grade vanno dal massimo della tripla A (AAA) al minimo della tripla B (BBB). I livelli inferiori vengono considerati titoli spazzatura (junk bond) e non possono essere detenuti in portafoglio dai fondi comuni tradizionali.

Investitori privati e mercato obbligazionario

A queste condizioni, gli investitori privati che precedentemente usavano il mercato obbligazionario per investire i propri risparmi sono rimasti orfani di tale soluzione. Hanno dovuto così ricorrere ad altri strumenti o detenere maggiore liquidità sul conto deposito. Infatti, quasi tutte le nuove emissioni di obbligazioni denominate in euro hanno tagli minimi da 100.000. Sicuramente non si adatta ad un mercato retail di piccoli risparmiatori.

Come guadagnare con Obbligazioni a rendimento negativo

Al momento, gli unici attori attivi sul mercato obbligazionario sono gli investitori istituzionali come i fondi di investimento. Grazie alla loro struttura, riescono a guadagnare in queste condizioni di tassi negativi. Il motivo ricade principalmente su due fattori.

  • Il primo deriva dall’incremento del valore della quotazione del titolo. Ad esempio, le quotazioni del BUND Tedesco sono cresciute più del 10% dall’inizio dell’anno. Bisogna ricordarsi che al diminuire dei rendimenti dei tassi di interesse, corrisponde un aumento del valore del titolo obbligazionario. Se si pensa quindi che in futuro i tassi continueranno a diminuire, si specula sull’attesa di una rivalutazione del valore dell’obbligazione
  • Il secondo fattore riguarda il guadagno rispetto alla valuta con cui è denominato il titolo obbligazionario. Ad esempio, se un fondo americano prevede che l’euro possa apprezzarsi sul dollaro, potrebbe trovare conveniente acquistare obbligazioni in euro che gli garantiscano una rivalutazione in dollari maggiore del costo degli interessi negativi ricevuti.

In entrambi i casi, siamo comunque in uno scenario estremo. In particolare, lo descriverei come distorto rispetto alla concezione di investimento tranquillo, a cui era associato l’investimento in obbligazioni.

Il gioco rischioso delle Agenzie di Rating

Purtroppo l’enorme liquidità immessa sul mercato dalle Banche Centrali, ed i loro interventi con acquisti diretti di obbligazioni, ha creato una situazione di forte compressione dei rendimenti. Questo ha spinto anche i fondi più conservativi a indirizzare le loro attenzioni su titoli non certo così tranquilli e sicuri.

Per poter trovare sbocco alla necessità di investimento, le agenzie di rating (Standard & Poor, Moodys, Fitch, etc.) stanno allargando con disinvoltura le loro valutazioni. Così facendo, possono tenere all’interno del rating investment grade (minimo BBB) molte obbligazioni di aziende che non lo sarebbero state solo qualche anno fa.

Basti pensare che la percentuale di obbligazioni sul gradino minimo dell’investment grade è del 54%. Se declassate, dovrebbero essere vendute dai fondi che per statuto non possono investire nei junk bond (titoli spazzatura). Ma qui si pone una nuova domanda. Chi le comprerebbe, soprattutto con queste quantità? È doveroso ricordare che durante la crisi del 2008 le obbligazioni BBB all’interno dell’investment grade era solo del 30%.

Attenzione alla trappola della liquidità

Alcuni segnali di allarme si sono già verificati questa estate, quando alcuni fondi hanno dovuto congelare la possibilità di ritiro dei capitali. Il motivo? L’impossibilità di liquidare alcuni titoli posseduti e che non trovavano controparti nella loro vendita.

A giugno avviene con due fondi della Woodford, gruppo inglese che gestisce 3,7 miliardi di sterline di risparmi. Qualche settimana dopo succede con un fondo della Natixis IM. Parte del francese BPCE, è il secondo gruppo bancario in Francia per dimensioni. Anche in questo caso la detenzione in portafoglio di titoli obbligazionari illiquidi ha causato il blocco dei ritiri dal fondo stesso

Aggiungiamo poi le dichiarazioni di Pascal Blanqué, presidente di AMUNDI rilasciate alla fine di luglio. Secondo Blanqué, il più grande problema da affrontare è l’illiquidità di molti fondi. Questi nel cercare rendimenti minimi, o nello speculare sulla rivalutazioni del corso delle obbligazioni, hanno messo in portafoglio titoli che nel momento in cui dovranno essere venduti, magari per far fronte ad un inizio di crisi, non troveranno alcuna controparte, rimanendo bloccati e non potendo poi provvedere al rimborso delle quote dei sottoscrittori.

E’ il momento di essere prudenti sull’obbligazionario e non solo

Mettendo insieme tutti questi fattori, si capisce il perché negli ultimi mesi le Banche Centrali siano corse immediatamente a rivedere le loro politiche sui tassi di interesse, ricominciando a tagliare i rendimenti, e sulle politiche di riacquisto di titoli obbligazionari con nuovi QE (quantitative easing) per sostenere la liquidità.

Come dicevamo nell’articolo precedente, solo le Banche Centrali possono far fronte alla montagna di debito creatasi nell’ultimo decennio. Come? Stampando nuova moneta, e lasciando che le agenzie di rating diano allegramente il livello di (BBB) grade ad obbligazioni di società, che, al minimo rialzo dei costi per interessi sui debiti che detengono, non riuscirebbero a pagarli con i loro miseri utili.

In questa situazione, c’è solo da augurarsi che gli esperimenti avviati, e portati avanti in questi anni dalle Banche Centrali, e sostenute dai Governi di turno, continuino a funzionare. L’obiettivo dovrebbe essere quello di ristabilire, sui mercati finanziari, una situazione sostenibile anche per il futuro, senza cercare di vendere questa estemporanea situazione come la nuova normalità.

Volendo parafrasare i mercati finanziari ad un grande party, sarebbe bene che, come partecipanti al party, stessimo vicino alla uscite di sicurezza, per non farci trovare travolti dagli eventi al primo cenno di cedimento.

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Mario Padovani
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Dopo una carriera di successo in aziende italiane leader nel mondo, e dopo 10 anni in Estremo Oriente, Mario ha deciso di dedicare la sua esperienza nel creare il proprio portafoglio di investimenti. Conscio che nessuno possa farlo meglio di lui, ha abbracciato la filosofia di Assistenza Brokers e Alpha4All.