Money Management: i tre pilastri del trading (II Parte)

  • Il Money Management è l’insieme di quelle regole che ti servono a gestire il capitale destinato al trading.
  • Si compone di due campi che non possono essere scissi fra loro: risk management e position sizing.
  • Nei sistemi più performanti e affidabili ritrovi sempre delle regole comuni.
  • L’obiettivo principale del Money Management è quello di evitare a ogni costo di mandare in fumo il proprio capitale per colpa di poche operazioni in perdita.
  • La scelta del capitale di partenza dipende da molti fattori che tuttavia si possono riassumere in due considerazioni: il patrimonio disponibile e il tipo di operatività selezionata.

Cos’è il Money Management?

Dopo aver visto il trading system, continuiamo la nostra trilogia dedicata ai tre pilastri del trading con il protagonista di oggi ossia il money managementMa che cos’è il money management?

Il money management è l’insieme di regole che ti servono a gestire il capitale destinato al trading. Si compone di due campi che non possono essere scissi fra loro: risk management e position sizing

La prima voce, ossia il risk management, fa riferimento alla gestione del rischio legato a ogni singola posizione aperta o da aprire all’interno del mercato, mentre la seconda, il position sizing, analizza la parte del capitale da investire in ciascuna operazione.

È doveroso sottolineare come un trader professionista costruisca il suo sistema partendo sempre dal massimo rischio che vuole affrontare e non dal guadagno che desidera portare a casa. Questo perché se da una parte è fondamentale realizzare dei profitti, lo è ancora di più preservare il proprio conto. Se azzeri i risparmi, qualsiasi occasione di recupero svanisce nel nulla. Se invece nelle fasi negative riesci a conservarne una buona parte, avrai poi la possibilità di ritornare in attivo.

Strategie di Money Management

L’unione dei due ambiti sopracitati costituisce un insieme di principi comuni alla maggior parte dei Money Management. Se difatti la gestione del denaro è soggettiva, nei sistemi più performanti e affidabili ritrovi sempre le seguenti regole.

  • Scelta accurata del capitale idoneo al tipo di operatività selezionata.
  • Rischio limitato a non più del 2-3% del portafoglio per ogni singola operazione; operatività molto aggressive prevedono anche un 5%, mentre le più prudenti, soprattutto se coadiuvate da ingenti capitali, l’1% o meno.
  • Utilizzare gli stop-loss e i take profit per proteggere le posizioni assunte nel mercato.
  • Stabilire il massimo drawdown sopportabile. Dopo una sequela di stop loss scattate è necessario bloccare l’attività di trading con il fine di preservare una quota di capitale. Esso servirà più avanti a recuperare le perdite. Con il patrimonio bruciato è game over.
  • Impostare degli obiettivi di guadagno realistici (niente follie come cercare di raddoppiare il conto ogni mese).
  • Decidere il livello di operatività (quante posizioni aprire al giorno/settimana/mese).
  • Valutare la chiusura di ogni singola operazione senza farsi condizionare dall’esito di quelle precedenti.
  • Comprendere in modo approfondito le dinamiche del mercato in cui si opera.

  Tra i modelli di ottimizzazione del “position sizing” possono essere citate la Formula di Kelly e la Formula di Larry Williams.

Esempi pratici

L’obiettivo principale del Money Management è quello di evitare a ogni costo di mandare in fumo il proprio capitale per colpa di poche operazioni in perdita.

Poni ad esempio di avere €10.000 e d’investirne €2.500 in un singolo trade. In questo caso esporrai il 25% del capitale. Basterebbe mettere a mercato quattro operazioni per averne impegnato il 100%. Al di là della bontà delle singole posizioni, tale strategia porterebbe il rischio a livelli inaccettabili.

Immagina che i primi due trade vadano nel peggiore dei modi possibili. A quel punto rimarrai con il 50% della liquidità iniziale, vale a dire €5.000. Ora, per ritornare ai 10.000 di partenza non sarà sufficiente una performance del +50%, ma ne occorrerà una del +100%. Con una perdita del 75% per recuperare dovrai addirittura realizzare un +300%.

Tutto ciò dovrebbe farti intendere quanto siano importanti il risk management e la necessità di prenderti una pausa raggiunto un determinato drawdown.

Con una riduzione del capitale del 20%-25% le percentuali necessarie a recuperare rimangono accettabili, ma superata la soglia del 30% da difficoltose diventano insostenibili.

È sufficiente che tu dia un’occhiata alla tabella qui sotto per rendertene conto.

Esempi pratici di Money Management
Esempi pratici di Money Management

Ecco quindi perché è un’ottima regola non mettere mai in gioco più del 2-3% del capitale per ogni singola operazione. Con un rischio del 2,5% se anche dovessi registrare due perdite consecutive, al contrario del primissimo esempio, avrai ancora il 95% del capitale di partenza. Con un +5,26% sarai di nuovo in pareggio.

Devi infine considerare che un trader professionista opera con un approccio statistico, ovvero un metodo scientifico che esige il verificarsi di una serie ragguardevole di eventi. Questo perché la statistica si basa sulla legge dei grandi numeri secondo la quale soltanto con una elevata quantità di prove fatte nelle medesime condizioni la frequenza relativa dei successi tende al valore teorico della probabilità.

Come scegliere il capitale di partenza

La scelta del capitale di partenza dipende da molti fattori che tuttavia si possono riassumere in due considerazioni: il patrimonio disponibile e il tipo di operatività selezionata.

Impegnare la totalità dei tuoi risparmi nel trading è una pessima idea. Pertanto la sconsiglio vivamente. Per ciò che concerne le cifre è chiaro che queste siano soggettive. Se possiedi una liquidità di €100.000 euro, destinarne 10.000 al trading non rappresenta un gravoso impegno economico. Viceversa per qualcun altro è una cifra irraggiungibile o quantomeno eccessiva. Quindi come sempre devi usare il buon senso. Ciò si traduce nel bisogno di non rischiare un ammontare che mini la qualità della tua vita o dei tuoi cari. Inoltre è facile intuire che a seconda che tu ti voglia dedicare all’intraday o alla costruzione di un portafoglio azionario anziché opzionario il capitale di partenza richiesto muti. In ogni caso con 5.000/10.000 euro puoi già confrontarti con molte operatività.

Da sfatare invece il mito delle pubblicità ingannevoli che promettono guadagni facili con 200 euro e la lettura di un semplice pdf. Quella del trading è una professione seria e pertanto richiede studio, disciplina e capitale. Altrimenti sarebbe come scommettere al casinò.

Non perderti il prossimo articolo dove analizzeremo il terzo e ultimo pilastro: la Psicologia.

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Gianluca Ranieri Bandini
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Imprenditore di profilo Limitless e di fatto, nella sua carriera Gianluca ha avviato diverse attività, scegliendo gli investimenti per proteggere e far crescere il capitale accumulato. Appassionato di fantascienza e probabilità, sui mercati si specializza in azioni italiane, ma soprattutto in opzioni.