Lo spread e la rabbia degli italiani

Perchè si parla di spread della rabbia?

Lo spread ci ricorda quanto siamo indebitati, ci ricorda gli errori del passato e la frustrazione di non essere stati in grado di porvi rimedio.

Resta ancora alta la guardia sull’Italia e lo spread tra Btp e Bund tedeschi, che ha registrato una fiammata dopo la decisione del governo di impostare i conti pubblici sulla base di un rapporto deficit/Pil al 2,4% nel triennio. Preoccupa maggiormente l’allargarsi dello spread a due anni, che fotografa le maggiori incertezze degli investitori verso l’Italia nel prossimo futuro: in questo caso il differenziale sale di una ventina di punti.

Perché ci si arrabbia con lo spread?

Le reazioni degli italiani a questa situazione economica sono tra le più svariate, ma per lo più di rabbia verso questo spread “sconosciuto”. Molti danno la colpa allo spread di quello che succede, quando in realtà lo spread è una conseguenza, un termometro dei mercati alle politiche economiche messe in atto dallo Stato e della fiducia degli investitori nel nostro Paese.

Complice di questa incomprensione in termini è purtroppo un deficit cognitivo e culturale rilevante: il 63% degli italiani non ha un’adeguata educazione finanziaria, ossia non è in grado di rispondere alle domande di base su inflazione, diversificazione e tassi di interesse. Lo ha registrato l’ultimo sondaggio realizzato da Gallup a livello internazionale e curato da Annamaria Lusardi, che guida il Comitato per l’educazione finanziaria.

Ma al di là di tutto questo, una seria analisi della situazione è d’obbligo. I fatti dicono che la cura del proprio debito è fondamentale per la stabilità degli Stati e la serenità delle famiglie.

E secondo un recente studio della Banca Centrale Europea, ad ogni aumento del 10% del debito pubblico corrisponde un ampliamento dello spread di 100 punti base.

L’impatto dello Spread nella realtà


Le oscillazioni dello spread interessano la quotidianità di tutti. Facciamo un esempio pratico sui conti delle famiglie. Secondo uno studio del Sole 24 Ore sulle oscillazioni dello spread, chi avesse stipulato un mutuo a tasso variabile nel 2006 avrebbe visto nel 2011 rincarare la rata del 23%. Da quei picchi la rata si è ridotta nel 2015 del 43%.

Una situazione simile potrebbe verificarsi aumentando ulteriormente il deficit pubblico, che come è stato calcolato dai professionisti della finanza, mettendo in relazione le scelte di politica economica, ovvero la fissazione di un deficit/Pil al 2,4%, ad esempio, con il rendimento dei BTP, inevitabilmente il deficit non può che salire fino al 3,5%.

Conclusione

Vedremo cosa è in serbo in futuro per l’Italia. Di sicuro, nel frattempo, è meglio diversificare e pensare al proprio patrimonio.

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Ilenia Cerri
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Forte della sua esperienza in uno studio internazionale di consulenza fiscale, Ilenia aiuta investitori e imprenditori a potenziare il proprio business. Specializzata in Contabilità e Fiscalità nazionale e internazionale, è iscritta all'ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti contabili dal 2003.