Grafene: sarà davvero il materiale del futuro?

Grafene il materiale del futuro

Ne parlano tutti i giornali come un materiale rivoluzionario, ma cosa ne pensano i mercati?

 

Per i nativi digitali, forse le matite sono un oggetto quasi sconosciuto, ma per chi, come me, è andato a scuola negli anni 80, temperare una matita ha sempre avuto un fascino particolare.

 

Chi non ha disegnato sfumando i tratti della matita di legno che si doveva temperare tutte le volte che la punta si spezzava?

 

Ebbene, senza saperlo avevamo tra le mani quello che forse è un materiale che potrebbe rivoluzionario: la grafite!

 

La grafite

 

Un materiale che sembrava superato, un residuo dell’ormai secolo passato utilizzato solo nelle scuole d’arte e nei cantieri, sembra ritornare con uno slancio senza pari.

 

Potrebbe addirittura superare molti nuovi materiali frutto della ricerca e dei brevetti di questa era digitale.

 

La nascita del grafene

 

Scoperto nel 2004 da Andre Geim e Kostantin Novoselov dell’Università di Manchester è valso ai due scienziati russi il Nobel per la fisica nel 2010.

 

Grafene
Le molecole del grafene

 

È stato definito il “materiale delle meraviglie”, in quanto è trasparente come il vetro, ma resistente come l’acciaio e flessibile come la plastica. Il suo punto forte però è l’altissima conducibilità elettrica che lo porta ad essere considerato il materiale ideale per l’elettronica del futuro.

 

L’Unione Europea ha stanziato un miliardo di euro per svilupparne la ricerca nell’arco dei prossimi 10 anni.

 

Si narra che possa essere utilizzato nelle batterie al posto del Litio (ma poi il litio sale vertiginosamente), che possa essere utilizzato nei pannelli solari, e addirittura nella costruzione dei circuiti per le stampanti 2D e 3D. Grazie al grafene e agli altri materiali simili, è possibile infatti costruire circuiti assemblando vari strati come se fossero mattoncini.

 

Un materiale dei miracoli!

 

Nonostante si senta tanto parlare del grafene ultimamente e delle sue immense potenzialità, l’impatto sulla nostra vita di tutti i giorni rimane al momento marginale.

 

Il grafene sui mercati

 

Fatte queste premesse ci si aspetterebbe che le aziende operanti con il grafene siano floridissime e siano sui massimi storici… Mentre invece se facciamo un’analisi delle società che operano nel settore, che sono prevalentemente quotate in Inghilterra e Canada, sottocapitalizzate e poco liquide, vediamo che moltissime hanno quotazioni irrisorie, spesso quotate nei mercati OTC.

 

Ci sono ovviamente delle eccezioni. Si tratta di Haydale, che ha avuto quotazioni abbastanza stabili negli ultimi due anni, e l’italiana Directa Plus.

 

Quest’ultima è quotata all’AIM di Londra, che comunque quota circa 10 volte il fatturato, dopo aver addirittura scambiato 25 volte il fatturato.

 

Per tutte le altre realtà sembra che vi sia un rischio di continuità aziendale.

 

Conclusioni

Al di là delle attenzioni della stampa che ci porterebbero a comprare a piene mani aziende del settore, non bisogna dimenticare che un’azienda è appetibile, non solo per le prospettive, ma anche per la capacità di produrre reddito.

 

Questo settore non è quindi da accantonare, ma va attenzionato in ottica futura. Come con tutte le innovazioni, nei primi anni si passa attraverso difficoltà enormi sia in termini di ricerca, che di produzione e di sbocchi di mercato.

 

L’applicazione del grafene è da monitorare perché spesso nei mercati ciò che sembra un brutto anatroccolo, può trasformarsi in men che non si dica in un cigno!

 

E tu scommetteresti mai su un cavallo meno quotato? O lo hai già fatto?
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Silvia Pallavicini
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Avida ricercatrice con anni di esperienza nella comunicazione sui mercati europei come traduttrice e ideatrice di contenuti. Interessata da sempre alle correnti psico-sociologiche che muovono il mondo, le applica ora al trading.