Economia ad abbonamento, le astronavi madre di Wall Street

L’economia ad abbonamento e gli investimenti fantascientifici dei big dell’intrattenimento Amazon, Netflix e Disney: Sommario

  • Amazon, Netlix e Disney vantano una capitalizzazione che farebbe impallidire il Pil di molti stati sovrani.
  • In questa gara ad accalappiarsi abbonati sta per entrare a gamba tesa il gigante Walt Disney con la sua piattaforma Plus.
  • La Disney ha speso nel 2018 oltre 70 miliardi di dollari.
  • A fronte di un atteso aumento delle sottoscrizioni nel mercato interno, Netflix ha registrato un calo di 126.000 utenti paganti.
  • Un investimento di 1.000 euro in Netflix nell’estate del 2009 oggi equivarrebbe a un tesoretto di circa 46.320 euro.
  • Veniamo da un mercato bullish lungo 10 anni.
  • Opzioni e beta trading in azioni sono alternative interessanti per allocare parte del patrimonio.

Economia ad abbonamento: un Trilione di dollari di capitalizzazione

Sommando le capitalizzazioni dei primi sei mesi del 2019 di Amazon (952.32B), Netflix (164.15B) e Disney (256.51B) superiamo abbondantemente il trilione di dollari. Una cifra da capogiro che farebbe impallidire il Pil di molti stati sovrani. I nomi di queste aziende sono sulla bocca di tutti. D’altronde la loro sfrenata voglia di conquistare i mercati le ha portate letteralmente a fare investimenti fantascientifici. L’impero dell’economia ad abbonamento conquisterà la Galassia?

Star Wars Vs. Star Trek: chi vincerà?

Sembra un dibattito nerd, e invece quello tra le saghe sci-fi più amate e longeve della storia rispecchia il confronto fra i big dell’intrattenimento mondiale via streaming. Se difatti sulla piattaforma di Netflix è possibile vedere tutte le serie di Star Trek, dalla classica all’ultima Discovery la quale ha riscontrato un grande successo, Amazon ha preso accordi con la CBS per trasmettere il ritorno del grande Patrick Stewart nei panni del mitico capitano Jean-Luc Picard.

In questa gara ad accalappiarsi abbonati sta per entrare a gamba tesa il gigante Walt Disney con la sua piattaforma Plus. E ovviamente neanche Google e Apple stanno a guardare. L’economia ad abbonamento è in forte ascesa da anni poiché offre alle aziende capaci di fidelizzare i clienti un flusso costante di ordini ricorrenti e quindi di cassa. Dal canto suo la genitrice di Topolino è oggi proprietaria della Lucasfilm, della Marvel, della Fox e della Pixar solo per citare i marchi più famosi. Questo impero si traduce nella possibilità di sviluppare infinitamente universi come quelli di Star Wars o degli Avengers.

Proprio per quanto riguarda il franchise di Guerre Stellari sono state confermate le serie “The Mandalorian”, la settima stagione dell’animata “The Clone Wars” e il prequel di Rogue One sul personaggio di Cassian Andor.

Investimenti spaziali garantiscono ritorni fantascientifici?

Se per i suoi eroi, da Captain America a Iron Man, o dai Guerrieri della Galassia a Star Wars, la Disney ha speso nel 2018 oltre 70 miliardi di dollari, nello stesso anno ha avuto un risultato netto positivo di 13 miliardi. Se Netflix risponde con un investimento per il 2019 pari a 15 miliardi per portare sulla sua piattaforma streaming le proprie serie originali, Amazon replica nel primo trimestre 2019 con ben 1,7 miliardi in contenuti video e musicali, che si traducono in circa 7 miliardi per l’intero anno.

Il mix galattico dell’economia ad abbonamento

Be’, si sa, non è un mistero che queste società reinvestano gran parte dei propri utili per acquisire quote di mercato con il fine della totale supremazia. Ad oggi questa politica sembra dar loro ragione. Se infatti la Disney alla voce vendite 2018 segna 59 miliardi di dollari, Netflix a livello mondiale ha raggiunto i 151,56 milioni di abbonati, in crescita del 21,9% anno su anno. Tuttavia i dati rilasciati dall’azienda per il secondo trimestre 2019 hanno fatto emergere delle criticità che hanno preoccupato non poco gli investitori. Difatti, a fronte di un atteso aumento delle sottoscrizioni nel mercato interno, vi è stato in realtà un calo di 126.000 utenti paganti. Da quando la società ha lanciato il suo servizio di streaming è la prima volta che si verifica una situazione simile. Le principali cause sono da ricercare nell’aumento dell’abbonamento da 11 a 13 dollari e l’imminente perdita di serie come Friends e Willy, il principe di Bel Air.

Non ultima poi troviamo l’avanzata di competitors di primissima fascia come Walt Disney, Amazon, Apple, HBO, AT&T e Comcast, che lanceranno le loro nuove produzioni originali fra il 2019 e il 2020. Malgrado la concorrenza Netflix prevede di avere un ottimo terzo trimestre grazie al fortissimo interesse del pubblico verso serie come “Stranger Things”, “Orange is the New Black” e “The Crown” per le quali sono uscite o usciranno nuove stagioni nel suddetto periodo.

Il rendimento in borsa a 5 e 10 anni dei big dell’intrattenimento Amazon, Netflix e Disney

Se avessi investito in azioni Amazon (Amazon.com, NASDAQ: AMZN) 5 anni fa (29 agosto 2014 – 26 agosto 2019) avresti portato a casa una performance del 421%, e del ben 2,078% negli ultimi 10 anni (31 agosto 2009 – 26 agosto 2019).

Negli stessi orizzonti temporali Netflix (NASDAQ: NFLX), anche dopo il forte calo in borsa degli ultimi due mesi, ti avrebbe reso rispettivamente il 332% e il 4,632%, mentre Disney (NYSE: DIS) il 61% e il 497%.

Per farla breve, un investimento di 1.000 euro in Netflix nell’estate del 2009 oggi equivarrebbe a un tesoretto di circa 46.320 euro.

E se volessi investire ora in Amazon, Disney o Netflix?

È sempre doveroso sottolineare come il passato non sia garanzia del futuro. Le sopracitate aziende hanno degli ottimi fondamentali ed è sicuramente ammissibile che nel lungo termine continuino a crescere e che si rivelino dei buoni investimenti. Tuttavia bisogna ricordare che veniamo da un mercato bullish lungo 10 anni, un trend che ha fatto seguito a una delle più grandi crisi finanziarie dell’ultimo secolo. Inoltre se un decennio fa il business di Amazon era più modesto, Netflix era praticamente sconosciuta e l’impero Disney non aveva le dimensioni attuali. Quindi prima di affrontare i mercati finanziari ricordati sempre di fare i compiti a casa, studiare il contesto macroeconomico e i fondamentali delle aziende su cui decidi di puntare. Altro parametro essenziale è l’applicazione di un rigoroso money management per non rischiare troppo su una singola operazione.

Come tenere sott’occhio i fondamentali di queste società?

Ogni tre mesi le aziende americane sono tenute a fornire i dati di bilancio, i famosi earnings, da cui si evincono i dati contabili e le prospettive future. In rete è pieno di siti specializzati che forniscono queste informazioni.

Metodologie d’investimento alternative

Inserire in portafoglio le azioni di una qualsiasi azienda equivale a “scommettere” sull’idea che il valore della stessa aumenti nel tempo. Quindi l’unico scenario in cui puoi guadagnare è quello in cui le quotazioni aumentino. Purtroppo nessuno può fornire una simile garanzia, soprattutto nel breve e medio termine. Alternative interessanti per allocare parte del tuo patrimonio possono essere il beta trading in azioni e le opzioni. Entrambe le metodologie prevedono di abbassare il rischio della scelta direzionale di un titolo. Questo significa che puoi guadagnare anche laddove il mercato dovesse assumere un andamento ribassista. Avere più frecce al proprio arco significa disporre di molte risorse da utilizzare per lo scopo finale, ovvero guadagnare dal mercato prescindendo dal suo trend.

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Gianluca Ranieri Bandini
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Imprenditore di profilo Limitless e di fatto, nella sua carriera Gianluca ha avviato diverse attività, scegliendo gli investimenti per proteggere e far crescere il capitale accumulato. Appassionato di fantascienza e probabilità, sui mercati si specializza in azioni italiane, ma soprattutto in opzioni.