Mercato tecnologico americano e discesa Nasdaq

Un’interpretazione della discesa del Nasdaq

I Mercati americani dopo il minimo del 2009 inanellano massimi su massimi.

Le cassandre che prevedono tracolli inimmaginabili sono tanti, ma saranno giustificati questi timori?

Da mesi Faber e più recentemente Hartnett e Shiller, mettono in guardia gli investitori su un eventuale crollo. Prima o poi accadrà…

Ma pensandoci bene, se una persona predirà la pioggia ogni giorno, prima o poi ci prenderà.

Negli investimenti essere troppo in anticipo può essere un errore!

 

Cosa potrebbe significare l’improvvisa discesa del Nasdaq?

 

Discesa Nasdaq

 

La sfera di cristallo ovviamente non la possiede nessuno, ma oggettivamente è bene fare alcune considerazioni anche in virtù della repentina discesa del Nasdaq nella giornata di venerdì scorso e della debolezza dei giorni successivi.

Discesa non catastrofica, ma sembrerebbe un segnale… un campanello d’allarme che segnala che il mercato non è poi così solido.

Se vediamo i BIG del settore scendere di 5-6 punti percentuali senza notizie.

Facendo un’analisi maccheronica noto però che il Nasdaq vale 6200 punti, quando nel 2000 in piena bolla ne valeva 5200.

Se nella differenza tra i due massimi di periodo la distanza è limitata, la cosa enormemente distante è che nel 2000 la maggior parte delle aziende tecnologiche non faceva utili, anzi perdeva copiosamente.

 

Una rivoluzione in atto?

Oggigiorno invece, le aziende del web macinano profitti importanti e hanno prospettive di crescita ulteriore con un e-commerce crescente, e la 4° rivoluzione industriale che potrebbe cambiare i paradigmi della vita di tutti noi!

Il problema a mio avviso è che c’e una concentrazione sempre crescente dei business tecnologici, che crescono e si espandono anche in settori della “old economy” prosciugandola, spolpandola e facendola diventare un settore marginale.

A cosa mi riferisco?  Al commercio.

Pensa a come Amazon e Alibaba stanno completamente stravolgendo il tessuto commerciale dei negozi tradizionali diventando intermediari.

Come Facebook sia stata autorizzata a fine 2016 a poter trasferire denaro tra i propri utenti.

Come Apple probabilmente diventerà anche una banca.

Tutte cose molto affascinanti, ma allo stesso tempo preoccupanti. Si tratta di un totale stravolgimento dell’economia tradizionale su cui vive la maggior parte della popolazione a vantaggio di aziende tecnologiche che piano piano ne prenderanno il sopravvento.

Tralasciando considerazioni di carattere generale e analizzando ad esempio il famoso rapporto tra utili e prezzi delle aziende tecnologiche notiamo come adesso sia intorno ai 60 contro il livello di 200 raggiunto nel 2000.

 

Conclusione

Alla luce di questo e delle politiche monetarie espansive delle banche centrali allo stato attuale potrebbe non essere alle porte quel crollo del 50% paventato da alcuni analisti bensì a storni salutari non catastrofici, anche strutturati propedeutici a ulteriori nuove ripartenze rialziste.

 

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