Cos’è il crack spread?

 

Nel settore petrolifero le raffinerie sono quelle maggiormente impattate dalla necessità di coprire la differenza tra i costi iniziali e quelli finali del prodotto.

I profitti sono direttamente legati allo spread tra il prezzo del greggio e il prezzo dei prodotti raffinati, benzina e distillati (diesel e carburante per motori a getto). Questo spread è chiamato più comunemente Crack spread. Il termine inglese “crack” si riferisce alla “spezzettatura”, ovvero a quel processo chimico tramite il quale le molecole di idrocarburi ad alto peso molecolare vengono, appunto, spezzate in molecole più corte.

 

Il crack spread e le raffinerie

 

La prima raffineria petrolifera si è aperta a Ploiesti, in Romania, nel 1857. Nel XIX secolo, le raffinerie negli Stati Uniti hanno trasformato il greggio principalmente per recuperare il kerosene. Oggi esistono raffinerie di petrolio in tutto il mondo per soddisfare le esigenze energetiche di una popolazione globale in crescita. Gli Stati Uniti hanno la più grande capacità di raffinazione aggregata al mondo seguito da Cina, Russia, Giappone, India, Corea del Sud, Italia, Arabia Saudita, Germania e Canada. Di seguito la classifica delle 50 compagnie petrolifere più grandi al mondo rilasciato dal “Petroleum Intelligence Weekly” nel 2014.

raffinerie crack spread

Le raffinerie, così come gli altri trasformatori, sono chiusi tra due mercati: da un lato, i materiali grezzi che devono essere acquistati e il prodotto finito pronto per essere venduto.

I prezzi sono spesso soggetti a variabili come domanda e offerta, l’economia legata alla produzione, provvedimenti e restrizioni ambientali, e altri fattori.

Pertanto, le raffinerie possono essere esposte a un grande, grandissimo rischio se il prezzo del petrolio sale mentre il prezzo dei prodotti raffinati rimane stabile oppure scende un po’.

Una situazione di questo tipo può seriamente ridurre il margine di profitto. Siccome le raffinerie si trovano “a cavallo” di entrambi i mercati contemporaneamente, la loro esposizione al rischio può essere ancora più grande rispetto alle società che vendono direttamente il greggio o i prodotti finiti.

Ora qualche info tecnica poi passiamo all’azione…

 

Crack spread 3:2:1

 

Normalmente la benzina è all’incirca il doppio dei carburanti distillati (la misura del barile che contiene il diesel o il carburante per motori a getto). Questo rapporto di raffinazione si traduce nel Crack spread 3:2:1

 

 3 contratti di greggio (CL) contro 2 di benzina (RB) e 1 di olio combustibile (HO)

 

A questo punto bisogna parlare di conversione, infatti questo tipo di crack spread implica quantità espresse in unità di misura diverse. Possiamo così definire il “gross cracking margin” (GCM), margine lordo di spezzettatura, con il rapporto 3:2:1:

 

GMC = -3*CL+2*RB*42+HO*42

 

(Conversione: Il greggio viene quotato in dollari al barile, mentre la benzina e l’olio combustibile in dollari per gallone e poi moltiplicato per 42 galloni al barile per convertire il prezzo in dollari al barile)

La logica che sta dietro le quinte di questo tipo di Crack spread è molto simile a quella degli spread sul margine lordo di trasformazione. La vendita di crack spread viene chiamata “raffinazione sintetica” e va a coprire i costi di una raffineria. Invece, un “reverse Crack” spread replica teoricamente la posizione la raffineria.

Insieme il rendimento ottenuto dalla vendita della benzina e dell’olio combustibile devono coprire i costi del greggio e della sua lavorazione. I Crack spread possono essere influenzati dalla stagionalità; per esempio, durante il periodo estivo la domanda per la benzina è maggiore rispetto a quella dell’olio combustibile mentre in inverno è il contrario.

Se lo spread è piuttosto stretto per ottenere profitto, possiamo prevedere un aumento dei costi dei prodotti finiti e possiamo preferire i contratti sulla benzina o sull’olio combustibile rispetto a quelli sul greggio.

D’altro canto, se lo spread è piuttosto ampio, le raffinerie lavoreranno a tutta forza per ottenere più profitto possibile dai prodotti raffinati. Questa svendita dovrebbe portare al ribasso il prezzo dei prodotti finiti e, quindi, noi potremo optare per i contratti sul greggio invece che su benzina e olio combustibile.

 

Crude Oil Crack nel trading

 

Continuando con un approccio più operativo che riguardi il periodo attuale, riportiamo di seguito il grafico del crack spread con la scadenza di ottobre17:

-3*CLV17+2*RBV17*42+HOV17*42

 

crude oil crack spread1

 

crude oil crack spread2

Come si può facilmente osservare da entrambi i grafici, i prezzi sono saliti molto, ovvero il valore economico dei prodotti finiti è cresciuto più velocemente rispetto al prezzo del petrolio.

Questa situazione di sfasamento dei prezzi è stata sicuramente favorita dalla paura di una possibile contrazione dal 5% al ​​12% della capacità di raffinazione statunitense a causa dell’uragano Harvey e dell’ulteriore maltempo presente nel Golfo del Messico.

Infatti delle raffinerie in esercizio, 38 sono abbastanza grandi da rappresentare l’1% della capacità totale statunitense (circa 186.170 bpd). Quindici di queste raffinerie ad alta capacità si trovano nelle aree colpite dall’uragano (Corpus Christi, Galveston / Texas City, Houston, Port Arthur / Beaumont e Lake Charles, Louisiana). Questo gruppo include 5 delle 10 raffinerie più grandi negli Stati Uniti.

Pertanto è possibile valutare l’opportunità di un riallineamento acquistando appunto il greggio e vendendo contemporaneamente benzina ed heating oil, meglio con scadenze successive a quelle fronte mese.

Con l’intento di sfruttare un restringimento del crack è comunque possibile costruire una strategia più semplice che interessi solo due materie prime e non tre, ovvero acquistando sempre il petrolio e vendendo benzina o heating oil. In questo caso è preferibile scegliere lo spread che presenta dei prezzi più lontani rispetto la media in quanto un riallineamento risulta più forte e probabile.

 

CLZ17-RBZ17 (scadenza Dicembre17)

 

crude oil crack spread3

 

ATTENZIONE: l’attuale “anomalia” del mercato non è ancora rientrata quindi è possibile aspettarsi un peggioramento prima di un riallineamento dei prezzi.

 

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Fonti: Seasonalgo, Petroleum Intelligence Weekly

Matteo Anelli

Analista e Top Trader in Commodity Spread, scrive di commodities e anima quotidianamente il Trading Club Multiday.