Coronavirus in Africa: crisi delle materie prime

Coronavirus: il ruolo dell’Africa per i futuri scenari delle materie prime

L’espandersi su scala mondiale della crisi sanitaria dovuta al Coronavirus ha portato economisti, esperti e politici a concordare sulla recessione dell’economia globale. Dopo Cina, Europa e USA, con la pandemia da Coronavirus che avanza, la prossima bomba ad orologeria sarà l’Africa? Se si, con una crisi del continente nero, quali scenari si prospettano per le materie prime e i loro investitori?

Quanto costa l’emergenza sanitaria del coronavirus in Africa

Finora, l’attenzione si è concentrata sul potenziale disastro sanitario incombente per i Paesi africani.

Alcune delle misure preventive prescritte per i Paesi più sviluppati – ad esempio distanziamento sociale, chiusura delle frontiere, screening aeroportuale, chiusura di luoghi pubblici ed esercizi commerciali non essenziali e lavaggio frequente delle mani – risultano costose se non difficili da applicare.

Inoltre, molti Paesi africani hanno l’ulteriore preoccupazione di un collasso repentino dei sistemi sanitari, purtroppo inadeguati anche nelle regioni più sviluppate.

Numeri della pandemia nel continente

Rispetto all’Europa, il numero di casi di coronavirus in Africa rimane relativamente basso. Le statistiche riportano 15.000 casi in 46 paesi africani. A livello mondiale, si parla invece di oltre 2 milioni di contagi, di cui1.115.555 in Europa.

Dall’emergenza sanitaria all’emergenza economica delle materie prime

Tuttavia, anche se in qualche modo l’Africa avesse evitato il peggio, fuggire da un crollo economico risulterebbe impossibile o quasi. Questo nonostante l’esplosione negli ultimi anni di diversi business di dimensioni medio-piccole, in particolare delle due maggiori economie Nigeria e Sudafrica.

Oltre ad essere pienamente integrati nell’economia globale, i Paesi africani giocano un ruolo chiave come esportatori di materie prime, i cui prezzi sono scesi precipitosamente. E per quelli che importano merci, le loro valute stanno perdendo valore rispetto al dollaro a fronte di un’economia globale incerta. Diverse nazioni stanno affrontando entrambe le sfide.

Crisi economica e previsioni per il continente africano

Per ora, pochi prevedono una recessione in tutto il continente. Tuttavia, Nigeria e Sudafrica, che sono riusciti a stare a galla negli ultimi trimestri, subiranno un brusco colpo.

Materie prime e crollo del prezzo del petrolio

Come un altro grande produttore di petrolio, l’Angola, la Nigeria ha visto un calo dei prezzi del greggio di circa il 50% dall’inizio dell’anno. Secondo le stime del FMI ogni calo del 10% dei prezzi del petrolio ridurrà, in media, una crescita degli esportatori di petrolio dello 0,6% e aumenterà i disavanzi fiscali complessivi dello 0,8% del PIL.

Esportazioni e valute locali

Secondo Brahima Sangafowa Coulibaly, direttore della Africa Growth Initiative di Brookings Institution, il calo previsto delle entrate dalle esportazioni hanno portato a deprezzamenti delle valute locali. Questi deprezzamenti dei tassi di cambio porteranno ad un aumento dell’inflazione locale, scatenando la politica monetaria e l’inasprimento finanziario. In altre parole, sempre secondo Brahima Sangafowa Coulibaly, i rimborsi sull’aumento del debito in dollari saranno ancora più difficili da coprire.

Crescita stimata

L’imminente recessione economica ha portato la Commissione economica delle Nazioni Unite per l’Africa a rivedere le previsioni di crescita del continente. Secondo le nuove stime, il continente vedrà la crescita scendere all’1,8%, rispetto al 3,2% precedentemente stimato. È importante notare che il calo è dovuto principalmente all’interruzione delle catene di approvvigionamento globali e al crollo dei prezzi del petrolio, che costerà fino a $ 65 miliardi di entrate all’esportazione.

Come il Coronavirus ha rallentato l’economia in Africa

Dopo questa panoramica sulle conseguenze del covid-19 per l’economia africana, entriamo nel concreto. Parliamo spesso della crisi economica che ci sarà. Tuttavia, tralasciamo un dettaglio importante. Le misure stesse adottate per frenare l’espandersi della pandemia hanno già portato ad visibile un rallentamento economico.

Commercio delle materie prime a caduta libera

Con la chiusura delle frontiere, gli scambi commerciali da e per l’Africa hanno visto una notevole riduzione. Senza dubbio, a farne le spese maggiori è stato il commercio di commodity.

A prima vista, affronteremmo, quindi, una crisi principalmente collegata al settore materie prime, le quali, a causa di un’attività produttiva ridotta o ferma, si trovano bloccate nei magazzini. In particolare, in questo articolo, avevamo approfondito la tematica dei costi di stoccaggio e i problemi derivanti, focalizzandoci sul petrolio.

Il ruolo della Cina da partner commerciale a freno dell’economia

Oltre alla chiusura delle frontiere, a ridurre questi scambi commerciali ha influito negativamente anche il notevole rallentamento della produzione prima in Cina e successivamente in Europa e USA. Bisogna poi considerare il ruolo della Cina come importante partner commerciale per molti Paesi Africani.

Con le forniture dalla Cina che non arrivano, molte piccole e medie imprese si trovano impossibilitate a continuare l’attività produttiva, con scorte nei loro magazzini ridotte o quasi terminate.

Anche il settore dei servizi, fermo, si appresta alla crisi. Un esempio sono le compagnie aeree. La riduzione e sospensione dei voli da e per la Cina è costata cara. A inizio marzo la perdita si aggirava sui 400 milioni di dollari.

Nazioni africane colpite economicamente

Quali saranno le nazioni principalmente colpite economicamente dal virus? Gli analisti hanno trovato la risposta in Nigeria, la quale rappresenta la prima economia dell’Africa, Angola, Repubblica Democratica del Congo, Zambia. Vedremo l’impatto maggiore quindi nei Paesi produttori di petrolio, il cui prezzo in questi primi mesi del 2020 ha subito un brusco calo.

Perché l’iniezione di liquidità per fronteggiare la crisi non funziona

Infine troviamo il problema della liquidità. A differenza di Europa e USA, i quali stanno intervenendo per supportare le attività produttive e la popolazione iniettando liquidità, i governi africani non possiedono risorse disponibili in tale misura. Anzi, molte di queste nazioni dispongono di scarsa liquidità.

Di conseguenza, iniettare liquidità come stanno facendo altri contenti risultano operazioni difficili, soprattutto per quelle con debiti elevati e per quelle dipendenti dall’export di commodity.

Con un crollo dell’Africa, quali conseguenze per chi trada materie prime?

Cosa potrebbe succedere al mondo delle commodity, se l’Africa dovesse crollare a causa del Coronavirus? Come proteggersi? Ce lo spiegherà il nostro top Trader in commodity spread trading nello speciale Trading Club Live di questa sera.

PS: Hai letto questo articolo qualche giorno dopo la messa in onda? Niente paura! Puoi rivedere tutti gli episodi sul canale YouTube di Assistenza Brokers.

 

PIANO ANTI-CRISI PER LA RINASCITA FINANZIARIA

elaborato dai nostri esperti in mercati e finanza comportamentale

Serena Corradi
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Con una laurea in economia e la passione per la scrittura, ha trovato nel Trading Journal Blog il connubio perfetto per portare l'educazione finanziaria ad un altro livello sul web.