Cina e commodities: un binomio pericoloso

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Proprio mentre gli investitori incominciano a vedere la risoluzione del caso greco, dall’altra parte del mondo altri importanti eventi fanno traballare il mercato.

Infatti l’azionario cinese dopo aver raggiunto il suo picco il 12 giugno, ha letteralmente vaporizzato circa 3 trilioni di dollari in meno di 4 settimane, con l’indice Shanghai Composite sotto del 32%, ovvero un selloff che vale circa 8 volte in più rispetto la valutazione del debito sovrano della Grecia.

Dobbiamo però ricordare che da circa la metà del 2014 al picco del 12 giugno, l’indice ha raccolto circa il 152%, che però non corrispondeva ad una crescita dell’economia cinese ma all’introduzione degli investitori stranieri nel Novembre scorso sullo  Shanghai / Hong Kong Stock.

Dopo il crollo sopra indicato l’indice Shanghai Composite ha effettuato un rimbalzo di circa il 10,5%, probabilmente dovuto ai metodi delle autorità cinese e delle imprese private nel mettere un freno ai ribassi, che hanno portato alla sospensione della negoziazione di oltre 1,500 titoli, società di intermediazione e fondi comuni di investimento, limitando altresì le vendite sempre sull’azionario. Tutto questo per far capire che la situazione negativa è tutt’altro che risolta. Ovviamente questi aspetti hanno anche un impatto sulle materie prime, in particolare rame e cotone; in quanto il rallentamento del colosso asiatico sta ponendo molti dubbi sulla reale forza della domanda cinese di materie prime, sia per il 2015 che per il 2016.

Di altra lettura è invece il ribasso del petrolio per lo più ricondotto all’accordo raggiunto sul nucleare iraniano e il conseguente innalzamento dell’offerta hanno indebolito i prezzi. L’altra faccia della medaglia ha visto in giugno l’Arabia Saudita annunciare un incremento della propria produzione in vista di un rialzo della domanda di petrolio per il 2016.

Pertanto a fronte di tutte queste considerazioni macro risulta opportuno tenere gli occhi aperti sui mercati azionari in quanto il problema Grecia in termini numerici risulta molto più contenuto rispetto ai capitali a rischio sul mercato cinese. Detto questo può risultare importante avviare anche delle protezioni preventive se siamo esposti sugli azionari, magari attraverso l’acquisto di opzioni put o lavorando sugli indici di volatilità come mostrato nel Trading Club.

Anche sulle materie prime l’outlook di medio-lungo termine non permane positivo, a causa di un possibile indebolimento della domanda cinese e di un previsto rialzo dei tassi della FED che potrà dopo l’estate dare nuova forza al dollaro.

Essendo invece di altra lettura i ribassi sul petrolio dobbiamo prestare molta attenzione ai supporti posti in area 50 e ancora più importanti a 46; in quanto la tenuta di questi prezzi potrebbe dare nuovo slancio alle quotazioni o comunque un nuovo consolidamento sui 60, in quanto l’allarmismo mostrato da molti analisti potrebbe già essere stato scontato dal mercato.

Matteo Anelli
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Analista e Top Trader in Commodity Spread, scrive di commodities e anima quotidianamente il Trading Club Multiday.