IVAFE: Guida all’uso per trader e investitori

IVAFE: Guida all’uso per trader e investitori

IVAFE o l’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero

(L.161 del 30/10/2014; CIRC. 28/E del 02/07/2012)

Quando si apre un conto di trading con un broker estero, per quanto affidabile, i dubbi sono sempre molti. Primo fra tutti, la regolarizzazione della nostra posizione con l’Agenzia delle Entrate. In questo articolo, la nostra commercialista ti spiega cos’è l’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero e quando devi pagarla.

 

Che cos’è l’IVAFE?

L’IVAFE è l’imposta che devono pagare all’Agenzia delle Entrate tutti coloro che, pur risiedendo in Italia, detengono all’estero conti correnti, libretti di risparmio, attività finanziarie etc.

 

Quando dobbiamo pagare l’IVAFE?

Conti correnti e libretti di risparmio all’estero

Chiunque possieda conti correnti o libretti di risparmio all’estero dovrà pagare 34,20 euro per ciascuno di essi, rapportando l’IVAFE alla quota e al periodo di possesso.
Se però il valore medio annuo di giacenza è inferiore a 5.000 euro, il contribuente non dovrà versare l’imposta.

Il suddetto valore medio si calcola attraverso la somma dei saldi giornalieri e dividendo poi il risultato per il numero dei giorni di detenzione del rapporto.

Qualora il soggetto detenesse più conti correnti o più libretti presso lo stesso intermediario dovrà valutare la giacenza media di ogni singolo rapporto per il periodo di detenzione e la quota di detenzione (quest’ultima solo in caso di conti cointestati con persone terze). Dovrà poi sommare le giacenze medie senza tener conto dei conti in giacenza negativa.

Attività finanziarie

E’ soggetto al pagamento dell’IVAFE, chiunque detenga le attività finanziarie qui sotto riportate.

  • Partecipazioni al capitale o al patrimonio di soggetti residenti o non residenti, obbligazioni italiane o estere e i titoli similari, titoli pubblici italiani e i titoli equiparati emessi in Italia o all’estero, titoli non rappresentativi di merce e certificati di massa (comprese le quote di Oicr), valute estere, depositi e conti correnti bancari costituiti all’estero indipendentemente dalle modalità di alimentazione, contratti di natura finanziaria stipulati con controparti non residenti, nonché polizze di assicurazione sulla vita e di capitalizzazione stipulate con compagnie di assicurazione estere.
  • Contratti derivati e altri rapporti finanziari stipulati al di fuori del territorio dello Stato.
  • Metalli preziosi allo stato grezzo o monetato.
  • Diritti all’acquisto o alla sottoscrizione di azioni estere o strumenti finanziari assimilati.
  • Ogni altra attività da cui possono derivare redditi di capitale o redditi diversi di natura finanziaria di fonte estera.
  • Si considerano attività possedute all’estero anche le attività finanziarie detenute, per esempio, in cassette di sicurezza all’estero o tramite intermediari non residenti. Le stock option, invece, sono soggette all’imposta solo nel caso in cui siano cedibili.
  • Sono soggette all’imposta anche le attività che sono state oggetto di operazioni di emersione mediante la procedura della regolarizzazione. Non si considerano invece le attività finanziarie detenute all’estero rimpatriate.

 

Il valore di mercato

Il valore delle attività finanziarie è costituito dal valore di mercato, rilevato al termine di ciascun anno solare nel luogo in cui esse sono detenute, anche utilizzando la documentazione dell’intermediario estero di riferimento per le singole attività ovvero dell’impresa di assicurazione estera. Qualora le attività non siano più possedute alla data del 31 dicembre si deve fare riferimento al valore di mercato delle attività rilevata al termine del periodo di detenzione.

Nel caso in cui le attività finanziarie abbiano una quotazione nei mercati regolamentati deve essere utilizzato tale valore.

A tal fine, per le azioni, obbligazioni e altri titoli o strumenti finanziari negoziati in mercati regolamentati si deve fare riferimento al valore puntuale di quotazione alla data del 31 dicembre di ciascun anno o al termine del periodo di detenzione.

Qualora alla predetta data non ci sia stata negoziazione si deve assumere il valore di quotazione rilevato nel giorno antecedente più prossimo.

Per le azioni, obbligazioni e altri titoli o strumenti finanziari non negoziati in mercati regolamentati e, comunque, nei casi in cui le attività finanziarie quotate siano state escluse dalla negoziazione si deve far riferimento al valore nominale o, in mancanza, al valore di rimborso, anche se rideterminato ufficialmente.

Qualora il titolo abbia sia il valore nominale che quello di rimborso, la base imponibile è costituita dal valore nominale.

Infine, nell’ipotesi in cui manchi sia il valore nominale sia il valore di rimborso la base imponibile è costituita dal valore di acquisto dei titoli.

 

 

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Fonte: Agenzia delle Entrate

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