Evoluzione dei futures dai Romani ad oggi

Evoluzione dei futures dai Romani ad oggi

Futures: storia ed evoluzione del concetto

 

 

Fori imperiali Roma

Fori imperiali Roma

 

 

Li riconosci? Sono proprio i Fori imperiali a Roma. Riesci a immaginare che qui, più di 2000 anni fa, si svolgeva  il mercato più importante del vecchio continente?

Fin dai tempi più antichi, i mercati sono stati i luoghi fisici dove avvenivano gli incontri fra gli acquirenti e i venditori in presenza delle merci da scambiare. Con il passare dei secoli, questi luoghi ebbero dalle difficoltà nel trasporto e stoccaggio delle merci, che raggiungevano quantitativi sempre maggiori.

La soluzione divenne ben presto quella di vendere e acquistare a termine, cioè accordarsi e stipulare l’affare, con una consegna differita delle merci. Già nell’età romana esistevano dei mercati chiamati “fora vendalia”, specializzati nella vendita di prodotti agricoli provenienti da ogni parte dell’Impero.

Dal Medioevo, si assiste alla nascita dei moderni mercati futures

Nelle fiere stagionali, tali mercati si sviluppano per venire incontro alle necessità degli agricoltori che seminavano in inverno e dei mercanti che avevano i granai vuoti. Entrambi, nell’attesa del  nuovo raccolto, stringevano accordi sul prezzo delle coltivazioni future. Il perfezionamento avveniva poi in estate, con la mietitura e il raccolto fisico.

Nell’era moderna, il primo mercato dei futures ha origine a Chicago nel 1848 con il noto CBOT (Chicago Board of Trade). Dapprima gli scambi avvenivano solo sul grano, poi vennero scambiate anche altre coltivazioni. Solo dal 1972 vennero scambiate le prime valute seguita dai tassi d’interesse. Bisogna attendere il 1983 per scambiare i primi Futures sugli indici.

 

 

Le caratteristiche del contratto

 

 

Da allora si sono susseguiti nuovi futures su ogni prodotto scambiabile, generando il mercato più affascinante del mondo. E’ importante conoscere le regole e i principi che lo governano. Un “Futures Contract” è un “contratto a realizzazione futura” che viene definito Future per comodità.

Tecnicamente la definizione di Future può essere riassunta così: si tratta di un contratto, con il quale due contraenti si accordano sulla compravendita di una merce, stabilendo oggi il prezzo e la quantità in oggetto, ma rimandando la consegna ad una data futura stabilita nel contratto.

 

 

Un esempio pratico

 

 

Immaginiamo di acquistare un immobile, stabilendo oggi il prezzo, versando una caparra e firmando un compromesso per ottenerne la consegna tra qualche mese. Dal notaio, sottoscriveremo il rogito e verseremo il restante pagamento a saldo. Firmando e versando l’acconto, diciamo del 10%, sottoscriviamo un future sull’immobile.

In finanza, il future del 10% dell’ammontare pattuito a scadenza, potrà essere liberamente ceduto ad altri, che acquisteranno i diritti di chi l’ha sottoscritto.

Nel caso in cui il prezzo dell’immobile cambiasse durante il periodo antecedente alla scadenza, il valore del future cambierà di conseguenza.Se il prezzo fissato per l’acquisto del nostro fosse 100.000 €, il compromesso sarebbe 10.000 € (10%).

Se, nei mesi precedenti la scadenza, il mercato degli immobili dovesse salire e per acquistare lo stesso immobile dovessero essere necessari 110.000 €, non avremmo difficoltà a trovare un acquirente disposto a pagare il nostro future (compromesso con il prezzo bloccato), la somma di 15.000 €. Questo ci farebbe realizzare il 50% di guadagno sul nostro investimento, senza attendere la scadenza o fare il rogito.

Anche il nuovo acquirente realizzerebbe il suo affare, comprando un immobile del valore di 110.000 € al prezzo di 105.000€  (15.000 + 90.000 alla scadenza). In questo caso abbiamo notato che investendo solo il 10% del valore di un immobile, di fatto lo abbiamo controllato. Abbiamo infatti avuto tutti i vantaggi della compravendita, come se lo avessimo posseduto e pagato per intero.

Abbiamo guadagnato dal nostro investimento di 10.000 € una percentuale del 50%. Più che ragguardevole, se paragonata al guadagno dell’acquisto vero e proprio (100.000 €) e della sua vendita successiva.

 

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