Cambia musica al tuo portafoglio con Spotify

IPO Spotify, musica per il tuo portafoglio

Cari lettori ed investitori ben ritrovati, dopo gli spunti operativi dei mesi precedenti, torno quest’oggi ad ispirare i vostri investimenti, con una opportunità attuabile nel giro delle prossime settimane. Parleremo oggi di Spotify!

 

Cos’è Spotify

Per chi non lo sapesse, Spotify, fondato dall’attuale amministratore Daniel Elk, è il colosso per eccellenza della musica in streaming ed offre un’ampia selezione di brani di varie case discografiche ed etichette indipendenti.

Nata nell’ottobre del 2008, la start-up svedese vanta 75 milioni di utenti, circa il doppio degli utenti di Apple Music, tra cui 40 milioni paganti. Questo è possibile perché il servizio suddivide la clientela con abbonamenti gratuiti e a pagamento da circa 9€ al mese.

Con questo piano, Spotify fornisce il vantaggio di ascoltare musica senza interruzioni pubblicitarie, accedere ad ulteriori funzioni in streaming e la possibilità di ascoltare musica offline organizzando playlist musicali su misura in base ai gusti dell’utente.

 

Spotify si quota in borsa

Arrivando al sodo, è proprio di qualche settimana fa la notizia del presunto sbarco in borsa della società e, quando un pezzo grosso dell’economia digitale approda sul mercato, c’è sempre tanta curiosità.

Per giunta, Spotify si affaccerà alle porte di Wall Street con una quotazione “non tradizionale” infatti, si rivolgerà direttamente agli investitori, senza passare per le istituzioni.

Giusto per curiosità, anche Google nel 2004 seguì questo tipo di procedura evitando di ricorrere alle banche d’affari.

Come ben sapete, una società quando decide di quotarsi, applica un processo che si chiama IPO (Offerta pubblica iniziale) in cui la società appunto vende le sue azioni ad un gruppo ristretto di mercato ovvero ai nostri cari amici istituzionali, garantendosi così la copertura monetaria e la stabilizzazione del prezzo iniziale.

Al contrario, Spotify (il cui ticker sarà SPOT)  venderà le proprie azioni direttamente a noi investitori comuni quindi, il prezzo di partenza sarà basato sulla pura oscillazione tra la domanda e l’offerta presente sul mercato.

 

Conclusione

Questa decisione, se azzeccata, permetterà che tutte le entrate vadano direttamente agli azionisti di Spotify ed ai suoi dipendenti con il vantaggio di non versare alcun capitale alle istituzioni e quindi risparmiare diversi milioni di dollari.

Detto questo, occhi aperti e attendiamo perché la settimana del 26 marzo, in cui è prevista la quotazione, capiremo se questo titolo potrà essere per noi un buon tesoretto per il futuro.

 

To be continued!

 

Paolo Zambarbieri
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Analista del mercato azionario e co-creatore del metodo Beta Trading, è un fine conoscitore anche delle Opzioni Vanilla e della piattorma di trading Trader WorkStation.