Brasile: un paese dimenticato

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Gli occhi puntati sulla situazione greca, distolgono l’attenzione dalla duplice crisi giudiziaria ed economica di uno dei 5 pilastri dei BRICS, il Brasile.

Gli ultimi dati macroeconomici sono infatti disarmanti e lasciano poco spazio all’ottimismo, anche la situazione del debito pubblico (66% del PIL) porta il Brasile in uno scenario di recessione in cui è difficile poter pensare che si tratti di una debolezza temporanea e che l’economia si possa riprendere. Il prestigio del Brasile nato anni fa da un programma economico liberista dell’allora ministro dell’economia Cardoso con il quale si stabiliva che la nuova moneta, il Real, si potesse rapportare in modo paritario rispetto al dollaro, si è così ridimensionato sia in ambito regionale che globale.

Nonostante abbia registrato tra il 2002 e 2008 tassi di crescita in linea ai ritmi cinesi, 4 % annuo, grazie agli aumenti delle esportazioni di ferro, olio e zucchero, oggi il paese si ritrova nella situazione già vissuta a fine anni 90 quando il deficit del paese e il pesante debito pubblico fecero intervenire il Fondo Monetario. La situazione odierna fa registrare un ritmo di crescita di circa 1,3 % negli ultimi quattro anni e le previsioni stimano una contrazione per quest’anno di circa 0,5 %.

 

Brasile - grafici

 

Le cause di tutto ciò sono dovute da un blocco della domanda interna dovuta ad una crescita dell’inflazione di oltre il 7% e da un periodo di siccità che incide sull’agricoltura e sulla produzione di energia idroelettrica. Anche dal lato delle esportazioni la situazione non è delle migliori in quanto i paesi che acquistavano buona parte delle merci brasiliane hanno abbassato la loro richiesta.

In base ai precedenti riscontri economici evidenziati, il Brasile potrebbe anche entrare in recessione nel corso dell’anno. La prudenza ed il pessimismo dell’attuale ministro delle finanze lascia infatti molto scettici osservatori ed analisti sulla possibilità di una rapida uscita da questo pantano. Nel paese sta inoltre esplodendo la bolla creditizia, che ha alimentato la crescita eccessiva nella prima decade del millenio. Ora l’offerta di credito è in calo, a causa anche dei tassi in salita, ed i privati indebitati non riescono a rinnovare i loro debiti, fenomeno che impatta sui consumi e deprime l’attività economica sia industriale che nei servizi. Infine la corruzione è sempre sempre più dilagante ed arriva anche ai piani alti della politica e dell’economia. Lo scandalo Petrobras, la più grande compagnia petrolifera del Brasile e del Sud America, ha gettato un forte discredito sull’immagine di già poca trasparenza che il paese gode all’estero.

Anche la scelta di ospitare gli ultimi mondiali di calcio si è rivelata un arma a doppio taglio in quanto non ha portato alcun beneficio economico sugli indici quali Pil, occupazione e consumi, anzi è diventata il vero e proprio detonatore delle proteste nate come risposta ai tagli e all’aumento del costo della vita. A fronte di una spesa complessiva del governo brasiliano di circa 13 miliardi di dollari la stima del ricavo dettato dall’impatto della manifestazione si aggira intorno a circa 3,5 miliardi, insufficiente a coprire le spese.

L’esplosione della crisi finanziaria in Brasile rappresenta solo una tappa della crisi mondiale del capitale e come tale è destinata ad alimentare le modificazioni in atto nell’ambito del capitalismo internazionale. Negli stessi giorni in cui i capitali abbandonavano il Brasile, il presidente argentino Menem per scongiurare l’espandersi della crisi nel proprio paese, annunciava di voler sostituire la moneta argentina con il dollaro.

Ma ti lascio con una domanda sulla quale riflettere:

La crisi brasiliana può determinare un’accelerazione nel processo di dollarizzazione del continente latino americano?

 

Brasile - grafico

 Dal punto di vista operativo si può notare come l’Etf dell’indice Brasiliano (Ticker: EWZ) dal 2010 abbia perso circa il 60% del suo valore

 

Inutile dire che nel medio periodo è difficile pensare che il titolo possa recuperare gli antichi fasti, quindi mi raccomando a tutti coloro che ancora scommettono sul Brasile questo non sembra decisamente essere il miglior momento.

 

 

 

FONTI: http://scenarieconomici.it/brasile-in-piena-crisi-vediamo-perche/ – http://it.blastingnews.com/economia/2015/02/brasile-in-difficolta-economica-dopo-anni-di-crescita-00285563.html – http://www.pinguinoeconomico.it/brasile-un-emergente-in-profonda-crisi/

Paolo Zambarbieri
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Esperto di pair trading, è Top Trader e analista del mercato azionario, nonché co-creatore del metodo Beta Trading. In aggiunta, è un fine conoscitore delle Opzioni Vanilla e della piattaforma di trading online Trader WorkStation (TWS) di Interactive Brokers.