Brasile: le difficoltà possono diventare opportunità d’investimento

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La crisi delle materie prime porta Standard & Poor’s ad affossare il merito creditizio del debito sovrano brasiliano, portandolo da investment grade a BB+ e quindi in territorio “junk” (spazzatura) per la prima volta dal 2008, confemando altresì la visione negativa sul paese lasciando quindi aperte le possibilità ad un nuovo taglio.

Brasile: la stella cadente

Fino a qualche tempo fa il Brasile era una stella tra le economie emergenti, ma l’esplosione della ricchezza favorita dalla grande esportazione di materie prime ha inevitabilmente gonfiato il valore della moneta innalzando così in misura esponenziale la spesa pubblica. In effetti non è la prima volta che segnaliamo le difficoltà del Brasile nel confermare i progressi degli ultimi anni.

Oltre ad un crollo generalizzato del prezzo delle commodities dobbiamo aggiungere le difficoltà cinesi, infatti il paese asiatico era ormai da tempo il partner commerciale per eccellenza del Brasile, con un ritmo di crescita dell’export di circa 4 volte superiore rispetto agli altri Paesi.

Dovete sapere che il paese carioca è un grandissimo esportatore di ferro, come l’Australia (anch’essa in difficoltà a causa della Cina), ed è tra i primi al mondo per la produzione di caffè arabica, zucchero, soia, succo d’rancia e carne. E dal 2007 con la scoperta di enormi giacimenti sotterranei ha superato l’estrazione giornaliera di petrolio del Kuwait.

Dunque le flessioni di tutte le materie prime e in particolare del greggio stanno affossando l’economia del Paese e di molte società come quelle della compagnia petrolifera Petrobras e del gruppo Rumo.

 

Sfruttare gli effetti negativi

Inevitabilmente i prezzi delle materie prime dovranno tornare a salire, in quanto in molti casi ci siamo avvicinati ai prezzi di produzione, e nel momento in cui non vi è più convenienza a produrre un determinato bene l’offerta è portata a scendere e il prezzo a risalire; però nel breve termine possiamo trarre vantaggio dalle mosse che il Brasile dovrà mettere in atto per arginare tale situazione negativa.

Infatti è da tempo in atto un deprezzamento della valuta brasiliana con l’intento di ridare competitività al Paese, si stima però che tale azione non è per ora sufficiente.

D’altra parte il deprezzamento della valuta provoca due possibili effetti negativi:

–    l’aumento del tasso di inflazione che, in assenza di una riduzione salari reali, rallenta l’aggiustamento reale del cambio;

–    i prestiti in valuta estera aumentano di valore, proporzionalmente al deprezzamento del cambio, per i soggetti residenti, che si trovano quindi più in difficoltà ad onorare tali prestiti. E il deprezzamento del cambio potrebbe generare la vendita di tali assets e quindi il pericolo di una fuga di capitali.

Pertanto operativamente ci possiamo concentrare sul futures che replica l’andamento del Real Brasiliano in rapporto al dollaro USA (Ticker: BRE).

Brasile - bre

 

Grafico BRE, 6 mesi candele giornaliere

 

Come si evince dal grafico l’andamento è profondamente ribassista, pertanto dopo aver atteso l’annuncio del tasso Fed si potrebbe tentare una nuova azione ribassista con la possibilità di un intervento anche attraverso le opzioni.

Altro strumento presente nel nostro portafoglio come componente ribassista, che vi avevamo già indicato in passato, è l’etf EWZ, il quale dal nostro ultimo articolo del 14 Luglio 2015 ha continuato inesorabilmente la discesa. E dopo le ultime news non sembra per ora intenzionato ad invertire il trend bearish.

 

brasile - ewz

Grafico EWZ, 5 anni candele settimanali

Matteo Anelli
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Analista e Top Trader in Commodity Spread, scrive di commodities e anima quotidianamente il Trading Club Multiday.