Bolla delle dot-com e crollo dei mercati

Bolla delle dot-com e crollo dei mercati finanziari: fai parte del gregge?

In occasione del recente Internet Day, ho deciso di rendere omaggio al mondo del web, senza tralasciare il cuore pulsante del Trading Journal Blog ossia il trading. Come ben sai, nel corso della storia, i mercati sono stati soggetti a diversi crash o crolli causati da bolle speculative. Dopo aver parlato di quale sarà la prossima crisi finanziaria e di quella tra le più recenti, ancora ben impressa nell’immaginario collettivo, è giunto il momento di approfondire la bolla delle dot-com o bolla internet.

Com’è cambiato il settore informatico da allora? Chi sono stati i vincitori? Chi i vinti? Quali dinamiche hanno influito sull’esito? Se vuoi trovare la risposta a tutte queste domande, non puoi perderti le prossime righe.

Bolla delle dot-com: definizione e nascita

Quando parliamo di bolla delle dot-com (dot-com bubble), o bolla internet o tecnologica, solo per citare alcuni sinonimi, ci riferiamo a una bolla speculativa correlata alla scoperta delle nuove tecnologie informatiche.

Sviluppatasi a cavallo tra la fine degli anni 90 e gli inizi degli anni 00 o Y2K, più precisamente tra il 1997 e il 2003, ha portato alla crisi della maggior parte delle aziende legate al settore tecnologico e alla new economy. 

L’antefatto risale all’ormai lontano 1994, con la quotazione di Netscape, la prima società a sviluppare un browser commerciale di successo per internet. Questo avvento segnò una rivoluzione, dando via ad un nuovo ciclo economico, la new economy. Contrapponendosi alla old economy, basata prevalentemente sul settore manifatturiero, questa fase ha rappresentato un impetuoso sviluppo in ambito di tecnologie informatiche e digitali, quali internet, telefoni cellulari, personal computer, prodotti informatici e digitali.

Di conseguenza, bastarono pochi anni per assistere ad un’eccezionale crescita di aziende operanti nel settore informatico, denominate società dot-com (dot-com companies).

Basso costo del capitale, bassi tassi d’interesse e concetti quali sviluppo, progresso crescita fecero il resto. Al tempo stesso, pubblicazioni rilevanti nel settore come Forbes e The Wall Street Journal incoraggiarono gli investimenti in questo settore.

Crack d’avanguardia

Tutto sembrava perfetto. Pertanto, come si è arrivati a un crollo del genere?

Tipicamente, una bolla speculativa scoppia a mercato saturo, ossia quando non esistono più investitori propensi ad effettuare ulteriori acquisti a un prezzo ormai elevato. Tuttavia, possiamo identificare l’ago che ha fatto scoppiare la bolla dot-com con i bilanci pubblicati dalle società stesse quotate a marzo 2000. Questi infatti colsero gli investitori alla sprovvista, mostrando risultati deludenti. Tali esisti crearono sfiducia tra gli investitori, mettendo in dubbio la profittabilità di investimento in società del comparto.

Bolla internet e panic selling

L’euforia del momento ha portato gli investitori a comportamenti irrazionali gettati da emozioni e paura di vedere in cenere l’intero valore dei titoli in portafoglio.

Di conseguenza, gli investitori, in massa, iniziarono a disfarsi delle proprie posizioni, tralasciando valutazioni oggettive come prospettive di rendimenti futuri.

A causa di questo panic selling, le quotazioni iniziarono a calare, portando il Nasdaq, l’indice azionario di riferimento, a perdere in tre giorni quasi il 9%.

Vincitori e vinti

A bolla scoppiata, gran parte delle compagnie dot-com chiusero i battenti. Fra queste troviamo Pets.com. Altre furono oggetto di acquisizioni e fusioni.

Quattro anni dopo, solo la metà delle società quotate erano ancora attive. Tuttavia, le quotazioni non avevano nulla a che vedere rispetto ai loro massimi. Un esempio è Cisco Systems, le cui azioni crollarono circa dell’86%. Ciò nonostante, si mostrò nel corso del tempo solida e redditizia. Poche furono comunque quelle che riuscirono a risorgere dalla cenere.

Tra i vincitori troviamo sicuramente Apple, Amazon ed eBay. Queste ultime due e la loro capacità nel resistere al crollo furono addirittura dei veri e propri casi studio, ponendo le basi per il web 2.0.

Herd behaviour o effetto gregge

E per gli investitori, com’è andata?

Come ribadito spesso durante il Trading Club, nel mondo del trading, in molti sanno che l’aspetto mentale è forse la cosa più importante assieme alla tecnica. Tuttavia, in pochi fanno qualcosa per migliorarlo. È inevitabile soffermarsi quindi sui comportamenti irrazionali messi in atto dagli investitori.

La maggior parte di questi basarono scelte di investimento o disinvestimento su euforia e emozioni del momento o seguirono semplicemente la massa. Non a caso, un elemento comune delle bolle speculative è rappresentato dalla propensione degli individui ad applicare comportamenti imitativi, i quali si ispirano all’agire comune nonché alle prassi più diffuse tra gli altri investitori. Possiamo definire il comportamento messo in atto durante questi eventi come herd behaviour effetto gregge. 

Ma com’è andata per le pecore nere che non si sono adeguate alla massa e ceduto alla tentazione del panic selling? Facciamo un esempio concreto con Amazon (AMZN). Durante il crollo dei mercati, le azioni scesero precipitosamente da 107 a 7 dollari. Tuttavia, nel decennio successivo oltrepassarono i 950 dollari per azione. Ad oggi il titolo si aggira verso i 1.773 dollari, sempre per azione.

Essere la pecora nera paga? A te i calcoli!

Distinguiti dal gruppo e accelera subito i tuoi risultati del +50%!

Serena Corradi
  • 6 Posts
  • 0 Comments
Con una laurea in economia e la passione per la scrittura, ha trovato nel Trading Journal Blog il connubio perfetto per portare l'educazione finanziaria ad un altro livello sul web.